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Freno ai ricorsi in Cassazione

Brusca frenata per la mole di ricorsi in Cassazione: se inammissibili, le sanzioni pecuniarie saranno più salate, mentre scatteranno dei «paletti» per accedere all’ultimo grado di giudizio, in caso di patteggiamento. E le «parti offese» saranno più coinvolte (rispetto a quanto avviene oggi) nell’accertamento dei fatti su quello che hanno subito, poiché 6 mesi dopo la denuncia avranno diritto di sapere a che punto è il procedimento che le riguarda, agendo da «pungolo» nei confronti del pubblico ministero. È stato approvato ieri, in aula alla camera il disegno di legge per la revisione del processo penale (2798-A e Abb.) con 314 sì (da parte dei partiti di maggioranza), 129 no (M5s, Lega Nord, Fdi e Sel) e 51 astenuti (Forza Italia); il testo, che contiene anche la delega al governo sulle intercettazioni, è passato all’esame dei senatori. Un provvedimento articolato, che interviene su diversi versanti del rito e del codice penale: c’è, per esempio, il giro di vite per alcuni reati come il furto in abitazione (la pena minima salirà da 3 a 6 anni), il furto aggravato (da 2 a 6 anni) e la rapina semplice (da 4 a 10 anni) e aggravata, nonché l’inasprimento per il voto di scambio politico-mafioso, le cui pene faranno un salto dagli attuali 4-10 a 6-12 anni.

Come sottolineato, si stringono i bulloni sui ricorsi presso la Suprema corte, però la nuova disciplina inciderà anche sul secondo grado: saranno, infatti, «più rigorosi e specifici» (pena l’inammissibilità) i motivi dell’appello, inoltre le parti potranno accordarsi su alcuni motivi condivisi, sempre con il vaglio del giudice (a tale proposito, il ddl stabilisce che dovrà esserci l’emanazione di linee guida da parte del procuratore generale presso la Corte di appello per i pubblici ministeri di udienza). Uno degli elementi principali del testo, aveva precisato nei giorni scorsi la presidente della commissione giustizia di Montecitorio Donatella Ferranti (Pd), era giungere a una tempistica certa per il rinvio a giudizio; entro 3 mesi il pm dovrà procedere, o archiviare il fascicolo, periodo prorogabile di altri 3 mesi dal pg presso la Corte d’appello, se si tratta di casi complessi, dalla scadenza di tutti gli avvisi e notifiche di conclusa indagine. Regole che non varranno per i delitti di mafia e terrorismo, laddove, invece, il termine salirà automaticamente a 12 mesi; fra le novità, poi, la previsione di uno specifico potere di vigilanza del pg sulla tempestiva e regolare iscrizione nel registro degli indagati (ma una norma transitoria riserva, comunque, i nuovi termini alle notizie di reato iscritte dopo l’entrata in vigore della riforma).

Quando al capitolo delle intercettazioni (molto vivaci, ieri, le contestazioni in assemblea del M5s, che ha parlato di nuova «legge bavaglio»), grazie alla delega approvata all’interno del provvedimento, il governo dovrà predisporre norme per evitare la pubblicazione di conversazioni irrilevanti ai fini dell’indagine e, comunque, concernenti persone totalmente estranee, attraverso una selezione del materiale acquisito; obiettivo è semplificare il ricorso allo strumento per i reati contro la pubblica amministrazione e non sono previste pene carcerarie per i giornalisti. All’esecutivo il compito anche di disciplinare le pene (fino a 4 anni) per la diffusione di captazioni fraudolente di conversazioni tra privati diffuse al solo fine di recare danno alla reputazione e all’immagine di qualcuno: la punibilità è esclusa quando le riprese, o le registrazioni costituiscono prova di un processo, o sono utilizzate per l’esercizio del diritto di difesa e del diritto di cronaca. Via libera, infine, alla presentazione di un rendiconto annuale in Parlamento sui casi di ingiusta detenzione (si veda ItaliaOggi del 18/9/2015).

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