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Frenata sulla concorrenza, l’ira di Calenda

Si allontana l’approvazione definitiva del disegno di legge sulla concorrenza: ieri le commissioni Finanze e Attività produttive della Camera hanno dato il via libera al testo modificando 4 emendamenti (su energia, telemarketing, assicurazioni e società di odontoiatri). Ora il provvedimento, che era stato promosso dal governo Renzi nel febbraio del 2015, deve tornare per la quarta lettura al Senato. E il ministro dello Sviluppo economico (Mise), Carlo Calenda, che ne voleva una rapida approvazione e nei giorni scorsi aveva premuto sul governo per mettere il sigillo della fiducia provvedimento, sbotta a Radio24 : «Spero che il Pd non si trasformi nel partito che vuole rottamare la concorrenza». In effetti le modifiche fatte a Palazzo Madama dal Pd vanno a incidere su alcuni capitoli che lo stesso partito aveva cambiato a Montecitorio rispetto al testo iniziale.

Quando nel primo pomeriggio la riapertura del cantiere della legge sulla concorrenza è cosa fatta, Calenda commenta: la mancata approvazione «a più di 850 giorni dalla sua presentazione, con tutto il dovuto rispetto per il Parlamento, è difficilmente comprensibile e rischia di trasmettere l’ennesimo segnale negativo a cittadini, imprese e istituzioni internazionali». Infatti «era stata la Ue due anni fa a chiederci di approvare subito questa legge — ricorda Antonio Gentile, sottosegretario al Mise —. Anche la scorsa estate e anche due estati fa sembrava che l’approvazione fosse a un passo. Ora siamo con le spalle al muro: di certo non si capisce perché al Senato il governo ha messo la fiducia e alla Camera no…». Segno evidente che le ruggini dei mesi scorsi tra Renzi e Calenda hanno lasciato il segno.

Ma le modifiche al ddl concorrenza erano proprio indispensabili? Erano «di mera chiarificazione», sostiene Calenda. Quindi, a suo parere, non così importanti da rischiare di fare naufragare definitivamente una norma che dovrebbe stimolare l’economia e aprire i mercati. Alternativa popolare e Civici e innovatori temono che al Senato il ddl possa rimanere di nuovo impantanato, ma Anna Finocchiaro, ministra per i Rapporti con il Parlamento, prima ribadisce la contrarietà alla fiducia e poi assicura che «il governo ne chiederà la più rapida calendarizzazione al Senato». «Sarà legge entro l’estate», garantisce il capogruppo alla Camera Ettore Rosato. «Vedremo se gli impegni troveranno riscontro», taglia corto Calenda. Il muro contro muro va avanti.

Francesco Di Frischia

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