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Frenata sul bilancio dell’Eurozona

I Ventisette hanno voluto cavalcare ieri un accordo dell’ultimo minuto che riforma radicalmente la vigilanza bancaria nell’Unione per lanciare un messaggio di fiducia sul futuro della zona euro, nel quarto anno di crisi debitoria. Nuovi tasselli dell’unione bancaria diventeranno nei prossimi mesi il piatto forte nelle discussioni sulla riforma dell’unione monetaria, mentre altri elementi più controversi – come la mutualizzazione dei debiti sovrani – sono stati rinviati nel tempo.
«Dall’estate abbiamo fatto molti progressi per consentire alla zona euro di superare la crisi», ha spiegato il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy aprendo ieri sera il sesto vertice dell’anno. La settimana è stata particolarmente intensa. Iniziata con l’attribuzione del Premio Nobel per la Pace, l’Unione ha trovato un accordo su una ambiziosa riforma creditizia e per ultimo, ieri mattina, dato il benestare a nuovi aiuti alla Grecia.
Il cancelliere tedesco Angela Merkel è arrivata qui a Bruxelles spiegando che l’accordo bancario permetterà ai mercati di tornare ad avere fiducia nella solidità della zona euro. Il commissario agli affari monetari Olli Rehn ha puntato il dito contro le “cassandre” che nei mesi scorsi avevano previsto lo smembramento dell’unione monetaria e il fallimento della Grecia. Eppure, il sentimento di avere compiuto passi in avanti, associato a mercati finanziari relativamente più calmi (al netto della crisi politica italiana), sta raffreddando l’impegno a riformare la zona euro.
Proprio per questo motivo, ieri il presidente della Commissione José Manuel Barroso ha lanciato l’allarme: «Il fatto che la situazione sui mercati finanziari è oggi migliore di prima non deve essere considerato dai governi una ragione per procrastinare». L’ex premier portoghese è preoccupato sia sul fronte delle misure di politica economica a livello nazionale che sul versante della riforma dell’unione monetaria, nonostante l’accordo sulla vigilanza bancaria.
La bozza di conclusioni del vertice, che terminerà oggi pomeriggio, rispecchia la situazione politica nell’Unione. In un primo momento, il documento prevedeva uno scadenziario preciso per rafforzare la zona euro. Nelle trattative a livello diplomatico, le prese di posizione sono state diluite, in particolare per quanto riguarda eventuali mutualizzazione dei debiti. A ricordare l’urgenza dell’integrazione, resta un rapporto di 15 pagine preparato da Van Rompuy, insieme ai presidenti della Commissione, della Banca centrale europea e dell’Eurogruppo.
Due aspetti potrebbero essere ripresi nel testo definitivo delle conclusioni che verranno pubblicate oggi: l’idea di accordi di natura contrattuale tra i Paesi membri e le istituzioni europee e l’ipotesi di una qualche forma di bilancio della zona euro (in versione diluita rispetto al vicino passato). Le due piste sono controverse. Molti Paesi vogliono evitare che le intese contrattuali diventino un nuovo vincolo. Sul fronte opposto alcuni Stati membri vogliono evitare che un eurobudget diventi uno strumento che distribuisce denaro a pioggia.
Per ora, Van Rompuy ha deciso di puntare sul breve termine, sia per cavalcare il pacchetto bancario che per ovviare alla mancanza di appetito di molti Paesi per riforme ambiziose sul più lungo termine. Nei prossimi mesi, i Paesi della zona euro dovranno dotarsi degli altri tasselli di una unione bancaria: garanzie sui depositi e regole uniformi sulla risoluzione delle banche in crisi, così come di un’autorità centrale che gestirà le crisi bancarie nell’unione monetaria. Temi ostici perché dovrebbero presupporre la responsabilità in solido tra i Paesi membri e rischiano invece di essere mero coordinamento nazionale.

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