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Frenata sui fondi Ue alle banche

Nuovi ostacoli al progetto di centralizzare la vigilanza bancaria in Europa. Ieri i mercati hanno reagito molto negativamente a una dichiarazione di Germania, Olanda e Finlandia in cui i tre Paesi hanno messo in dubbio la possibilità di una rapida ricapitalizzazione diretta delle banche (spagnole) da parte del fondo europeo Esm. Anche il Parlamento europeo è attraversato da voci critiche del progetto della Commissione.
In un comunicato congiunto martedì, Germania, Olanda e Finlandia hanno condizionato la diretta ricapitalizzazione delle banche a una sorveglianza creditizia che «ha fatto le sue prove». Inoltre, i tre Paesi hanno spiegato che lo stesso fondo europeo dovrebbe sobbarcarsi solo le nuove attività delle banche in difficoltà, e non le attività precedenti (legacy assets, in inglese) che dovrebbero rimanere «sotto la responsabilità delle autorità nazionali» (si veda Il Sole 24 Ore di ieri).
La presa di posizione ha colto molti di sorpresa. «Una discussione è in corso», ha detto ieri il portavoce dell’esecutivo comunitario Olivier Bailly. «Nelle prossime settimane gli Stati membri dovranno chiarire i dettagli tecnici che regoleranno l’utilizzo dell’Esm», la cui entrata in vigore è prevista a inizio ottobre. In privato, a Bruxelles, molti diplomatici ritengono che la dichiarazione sia un modo per influenzare le trattative, e porre alcuni tasselli negoziali.
Il comunicato di martedì è per molti versi la conferma di quanto già era emerso a metà mese durante una riunione dei ministri finanziari a Nicosia. La Germania non vuole che ci sia un automatismo tra accordo politico sulla vigilanza centralizzata, entrata in vigore della sorveglienza creditizia e ricapitalizzazione diretta delle banche in crisi.
A Berlino molti temono che centralizzare la sorveglianza bancaria sia un processo lungo che non può andare a regime dall’oggi al domani il 1° gennaio 2013.
Il Governo tedesco ha gioco facile nel ricordare il comunicato di fine giugno con il quale i 27 Paesi dell’Unione si erano impegnati su una centralizzazione della vigilanza bancaria. Vi si legge: «Una volta istituito un efficace meccanismo di vigilanza unico l’Esm potrà avere facoltà di ricapitalizzare direttamente gli istituti bancari». La frase, e in particolare l’aggettivo efficace, è abbastanza ambigua dal chiudere la porta a troppi (potenzialmente costosi) automatismi.
La novità rispetto ai segnali già emersi nei giorni scorsi è la richiesta di permettere all’Esm di prendere la responsabilità delle attività nuove, successive all’entrata in vigore della vigilanza bancaria europea. Le «attività precedenti» dovrebbero rimanere responsabilità delle autorità nazionali, secondo Germania, Olanda e Finlandia (a cui si è aggiunta ieri l’Austria). Difficile capire come si possa nella realtà dividere le attività pre e post vigilanza europea.
Ciò detto, la presa di posizione mette in dubbio l’impegno dei 27 di spezzare il circolo vizioso tra bilanci bancari e bilanci sovrani. Non solo una entrata in vigore della riforma nel 2013 appare difficile, ma la sua stessa adozione rischia di non portare con sé nell’immediato le misure su cui molti sperano per arginare la crisi delle banche spagnole. Alla luce della reazione negativa dei mercati, il paradosso è che la Spagna potrebbe essere costretta a chiedere un salvataggio sovrano, un’ipotesi che Berlino vorrebbe evitare.
La riforma della vigilanza bancaria è oggetto di trattative tra i 27, in prima battuta in un gruppo di lavoro voluto dalla presidenza cipriota dell’Unione. La partita ha anche un versante parlamentare. Ieri la Commissione affari economici dell’assemblea ha discusso per oltre due ore il progetto dell’esecutivo comunitario. Il dibattito è stato vivace, tanto più che molti deputati hanno messo l’accento sulla necessità di puntare più sulla qualità della riforma che su una sua rapida adozione.

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