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Frenata del governo sulle pensioni minime “Aumento non adesso”

«Non c’è un’istruttoria sugli 80 euro, il tema è da approfondire, ma non è una priorità, interverremo di qui alla fine della legislatura nel 2018». Tommaso Nannicini, sottosegretario di Palazzo Chigi, di prima mattina in tv sembra congelare le aspettative di 3 milioni e 318 mila pensionati al minimo, ingolositi dalla promessa di Renzi di ricevere 80 euro in più. L’entourage di Nannicini spiega che quello del premier era un annuncio senza data, con molti se e ma. E dunque l’idea scivola più in là nell’agenda del governo. All’anno prossimo, forse a quello dopo.
«Va capito come disegnare l’intervento», spiega Nannicini a Omnibus su La7. «Poi certo i costi son quelli, siamo un po’ sopra i due miliardi. E comunque qui non si parla di rifare la riforma delle pensioni, piuttosto di dare un sostegno al reddito da pensioni basse». Ci penseranno lui e «il nucleo tecnico» – guai a definirlo cabina di regia – degli undici economisti chiamati a Palazzo Chigi a strutturare proposte che poi Renzi valuterà se mettere in cantiere, conti ed Europa permettendo.
La frenata del governo arriva nel giorno dei distinguo. Il ministro del Lavoro Poletti è favorevole agli 80 euro, ma invita a «vedere dentro al contesto generale di equilibrio della nostra economia e del nostro bilancio». Dunque si faranno, «all’interno della legge di Stabilità», solo se compatibili con i conti. Enrico Zanetti, viceministro all’Economia e leader di Scelta Civica, è ancora più scettico: «Si rischia di affiancare all’esasperato populismo di opposizione un populismo di governo di cui non abbiamo bisogno». E invita «a darsi delle priorità che per noi significano confermare il calo della pressione fiscale a favore di chi lavora e produce, scongiurando al contempo le clausole di salvaguardia che gravano sul nostro Paese».
Perplessi anche i sindacati, propensi a leggere la mossa in chiave elettorale e già agguerriti sul tema pensioni, con la seconda manifestazione in un mese alle porte (19 maggio, per l’adeguamento al costo della vita). «Lo mettiamo nel capitolo annunci o nel capitolo “siamo in difficoltà”?», ironizza Susanna Camusso, segretario generale Cgil. «È una proposta anche della Cisl, ma ci auguriamo che le parole del premier non siamo sempre e solo annunci», aggiunge il segretario Annamaria Furlan. Va addirittura oltre il leader Uil Carmelo Barbagallo: «Le chiacchiere stanno a zero. Bisogna estendere il bonus di 80 euro e renderlo strutturale per tutti i pensionati, il vero ammortizzatore di questo Paese».
«Negli anni l’Italia ha messo in atto una delle più ambiziose riforme del sistema pensionistico », chiude la bocca a tutti il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. «Eventuali interventi non possono che partire da questa considerazione». E dall’invito ad «agire sugli effetti dell’invecchiamento demografico».

Valentina Conte

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