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Fratta Pasini lascia Banco Bpm dopo 20 anni

Era rimasto l’ultimo presidente ultradecennale di una grande banca: ieri Carlo Fratta Pasini, numero uno di Banco Bpm — e prima ancora del Banco Popolare, del Popolare di Verona-Novara e della Popolare di Verona-Banco S.Geminiano e S.Prospero, primo mandato risalente al 1999 dopo essere entrato nel consiglio nel lontano 1995 su cooptazione di Giorgio Zanotto — ha annunciato che non si ricandiderà per un nuovo mandato in vista del rinnovo del consiglio di amministrazione della banca lombardo-veneta, nata dalla prima (e unica) fusione da quando esiste la Vigilanza Unica della Bce.

Il passo indietro di Fratta Pasini, esponente cattolico veronese, era nell’aria ma ieri il 63enne avvocato ha rotto gli indugi. Nella comunicazione inviata al comitato nomine, al consiglio e al collegio sindacale ha evidenziato che nella scelta hanno inciso «la durata della propria permanenza nella carica e i risultati positivi e, per certi versi, straordinari raggiunti da Banco Bpm a tre anni dalla fusione». Fratta Pasini ha inoltre «sottolineato l’ineludibile interesse di Banco Bpm a far leva» sul prossimo board «per evidenziare al meglio i profili di novità e le future prospettive dell’istituto», perché mercato e altri stakeholders riconoscano di più e in maniera più ampia «i risultati raggiunti». Solo relativamente, nella scelta, avrebbe pesato lo scandalo dei diamanti, in gran parte collocati dall’ex Banco Popolare.

Fratta Pasini non farà dunque parte della lista di 12 componenti (su 15 totali, quattro in meno rispetto ai 19 attuali) che saranno proposti all’assemblea del 4 aprile dall’attuale board, e alla quale lavora il cacciatore di teste Egon Zhender. Il 21 gennaio alla riunione del board si esamineranno le prime risultanze dei lavori sulla lista, che dovrebbe prevedere la conferma di 8-9 amministratori, a cominciare dall’attuale ceo, Giuseppe Castagna.

La lista del board

Per la prima volta la lista sarà presentata dal consiglio uscente. Assemblea il 4 aprile

Per il ruolo di presidente si profila una scelta esterna, secondo quanto riferiscono più fonti. Un nome circolato ieri è quello di Massimo Tononi, 55 anni, curriculum da banchiere di lungo corso: è stato fino allo scorso ottobre presidente della Cassa Depositi e Prestiti, e in precedenza di Mps (dopo l’uscita di Alessandro Profumo), Prysmian e Istituto Altoatesino di Sviluppo, dopo una carriera in Goldman Sachs e un passaggio come sottosegretario al Tesoro nel governo Prodi II; un profilo istituzionale, quello dell’ex numero uno di Cdp, che non scontenterebbe le autorità. Nell’eventualità invece di una scelta interna, nell’ottica della continuità che è un altro dei criteri della Bce (insieme con il rinnovamento costante dei board) in pole position ci sarebbe l’attuale vicepresidente vicario Mauro Paoloni, 59 anni, docente di economia aziendale a Roma Tre, già nel board di Bpm pre-fusione.

La lista va presentata per metà febbraio, in vista dell’assemblea del 4 aprile. Nel frattempo Castagna presenterà il nuovo piano industriale, dal quale potrebbero venire indicazioni in tema di risiko bancario. Più volte Banco Bpm è stata indicata come possibile sposa di Ubi, Mps o Bper.

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