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Francoforte chiama Inizia il tempo delle fusioni

Nei primi sei mesi dell’anno l’incidenza delle partite deteriorate sui prestiti totali delle banche di credito cooperativo e delle casse rurali è passata dal 13,7 al 15,8 per cento, con una crescita più rapida rispetto alle altre banche. Una tendenza da valutare considerando che il tasso di copertura dei crediti deteriorati degli istituti della categoria è al 27,6 per cento, contro il 38,5 per cento del sistema bancario. In più l’evoluzione verso un mercato unico delle banche europee sta mettendo all’ordine del giorno il ruolo delle banche di credito cooperativo (le Bcc), considerate, secondo le interpretazioni, ricchezza o retaggio del passato. 
Passaggio difficile
La novità è che, anche per quanto riguarda la vigilanza, i cambiamenti sono epocali, con pieni poteri sulla categoria rimasti alla Banca d’Italia. E proprio Banca d’Italia ritiene che per rafforzare il sistema siano necessari interventi di ristrutturazione forti. «Le Bcc si trovano a un passaggio difficile», ha detto Fabio Panetta, vicedirettore generale di Bankitalia. Difficoltà che sono più accentuate per quelle minori e per quelle che hanno avuto nel recente passato tassi di espansione elevati, soprattutto in alcune regioni come Veneto e Calabria. Per questo il pressing si sta intensificando, con la richiesta d’interventi incisivi sui costi e di forzare i tempi delle concentrazioni, per arrivare a quella che lo stesso Panetta ha definito «la riorganizzazione della rete del credito cooperativo». Una partita che, per le caratteristiche specifiche di tali banche, viene giocata all’interno della categoria.
Aggregazioni
Tutto lascia prevedere una ondata di aggregazioni in arrivo. «Un nuovo processo di consolidamento – commenta Gennaro Casale, partner della società di consulenza Boston consulting group e responsabile dell’area banche – che potrebbe rappresentare l’occasione per modernizzare il credito cooperativo migliorandone le performance, attualmente inferiori alla media del sistema». All’appuntamento si presenta una costellazione di 381 tra banche di credito cooperativo e casse rurali, con una miriade di sportelli (4.460), 37 mila dipendenti e quasi 1,2 milioni di soci. In tutto gli impieghi hanno superato i 135 miliardi di euro, destinati soprattutto alla piccola e piccolissima impresa. Un mondo messo a dura prova dalla grande crisi, che ha fatto saltare equilibri consolidati e messo sottosopra le filiere di buona parte dei distretti industriali, improvvisamente meno competitivi del passato. Con il risultato che, a catena, anche le Bcc hanno finito per risentirne. Una decina hanno preso la strada del commissariamento, altre quella delle aggregazioni, peraltro già in corso da qualche tempo (20 anni fa le banche della categoria erano oltre 700).
Tempi rapidi
I tempi della riorganizzazione devono essere rapidi perché il sistema delle regole europee incalza e rende indispensabili interventi tempestivi. La reazione, sul fronte delle Bcc, è la preoccupazione che le banche del credito cooperativo vengano penalizzate. Contro la crisi, secondo Alessandro Azzi, presidente di Federcasse, l’associazione della categoria, vengono richiesti «obblighi stringenti di patrimonializzazione», che a loro volta significano «necessità di reperire in fretta capitali sul mercato, capaci d’indurre cambi rilevanti di governo societario». Il problema è che la ripresa dell’economia reale resta una speranza, i capitali sono difficili da trovare e le difficoltà invece di ridursi tendono a crescere.
«Molte Bcc hanno necessità di risorse ed è un bisogno che aumenterà – conferma Casale – con la necessità di prevedere controlli sempre più evoluti e serrati, soprattutto sulla concessione dei crediti e sulla loro gestione».
Rischi accettabili
Secondo quali parametri i rischi verranno definiti accettabili? In che modo verrà chiesto d’intervenire quando i crediti cominceranno a deteriorarsi? Quali saranno le richieste sull’organizzazione da predisporre? Una quarta domanda, sottolineata da Azzi, viene considerata d’importanza fondamentale: «La nuova vigilanza si atterrà unicamente e meccanicamente al risultato che emerge da fredde statistiche, per definizione ancorate a dati passati, oppure sarà disposta a considerare il valore informativo delle relazioni e della conoscenza dei clienti?». Il pericolo, continua Azzi, è l’utilizzo di «algoritmi matematici» che portino a un modello di banca «super regolamentata», con «minuziosi standard tecnici che rischiano di irrigidire e ingabbiare l’elasticità tipica e necessaria dell’impresa bancaria».
Troppe regole
Il timore, per i vertici delle Bcc, è che si stia andando verso quello che definiscono «un percorso di regolamentazione pervasiva dell’attività bancaria», destinato a mettere in crisi l’intero modello. La richiesta è che nella definizione delle regole e nella loro applicazione vengano considerate le caratteristiche delle banche locali cooperative, che ne fanno realtà molto diverse dagli altri istituti. Altre perplessità riguardano la verifica del modello organizzativo. «Vorremmo evitare di cambiarlo – dice Sergio Gatti, direttore generale di Federcasse – anche se un’evoluzione ci sarà. Sia per quanto riguarda le strutture interne, sia con processi di aggregazione, ma lo vogliamo fare con scelte autonome e non sulla base di regole scritte da altri». Un nodo centrale, va aggiunto, sono i sistemi di controllo, resi particolarmente opportuni da un sistema in cui, per definizione, ci sono legami stretti tra chi chiede credito e chi lo concede. E le verifiche dovranno riguardare anche la professionalità degli organismi di vertice, a partire dai consigli di amministrazione, a cui sono richieste professionalità e conoscenze adeguate, spesso mancanti.
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