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Francoforte al rinnovo della vigilanza: per Enria testa a testa con Donnery

È una corsa disputata fino all’ultimo miglio quella tra il presidente dell’European banking authority Andrea Enria e il vice-governatore della Banca centrale irlandese Sharon Donnery, che si contendono la poltrona di chair dell’SSM (Single supervisory mechanism) responsabile per la vigilanza bancaria europea. I due finalisti sono stati indicati dal Parlamento europeo alla Bce in sostanziale pareggio (a parità di indiscussa competenza, alta reputazione e massima integrità ma con un velatissimo vantaggio per Enria) per uno degli incarichi più pesanti della sfera finanziaria europea, dopo la presidenza Bce. Il verdetto finale spetta al Consiglio direttivo della Bce che si esprimerà domani con 21 voti e non 25, in virtù del sistema di rotazione che disciplina l’assegnazione dei diritti di voto, in vigore dal 1° gennaio 2015 con l’ingresso della Lituania nell’euro. La rotazione, che esclude dalla votazione quattro membri del Council, sembrerebbe favorire Enria perchè questo mese non votano tre Paesi considerati falchi come Lettonia, Lituania e Lussemburgo e non voterà neppure il governatore della Banca centrale francese, visto vicino alla posizione della Germania.
Tanto Enria quanto Donnery sono considerati falchi moderati, non colombe: tuttavia i Paesi core appoggiano più Donnery, i periferici più Enria. Detto questo, il conteggio delle possibili preferenze tra l’italiano e l’irlandese (servono come minimo 11 voti per divenire chair dell’SSM) dava ieri incerti i due voti della Spagna (il vice-presidente Bce Luis de Guindos e il Governatore del Banco de España Pablo Hernández de Cos) e del Governatore irlandese della Central Bank of Ireland, Philip R. Lane. Un testa a testa dall’esito incerto fino all’ultimo miglio: Enria negli ultimi giorni avrebbe conquistato terreno rispetto a Donnery disposta a rinunciare all’SSM per divenire governatrice della Banca centrale irlandese e spianare la strada al governatore Philip Lane per il posto del capo economista Peter Praet che si libera nel giugno 2019. La quota rosa, che solitamente pesa in Parlamento europeo, pare sia meno premiante.
Nella conta degli ipotetici voti (a scrutinio segreto) ieri a favore di Enria risultavano paesi come Grecia, Malta, Cipro, Portogallo, Slovenia, Italia e forse Spagna (2) e Irlanda e membri del Board come, Benoît Cœuré e Mario Draghi. Donnery piacerebbe al blocco dei core capitanato dalla Germania con Austria, Estonia, Finlandia, Olanda, Slovacchia e Belgio e il membro del board Sabine Lautenschläger. Meno chiaro lo schieramento di Peter Praet ed Yves Mersch. L’ago della bilancia rischia però di essere più politico e meno dominato da falchi e colombe o dalla reputazione dei finalisti: c’è chi ritiene che l’Italia ora come ora non possa essere premiata con una poltrona prestigiosa, chi invece vorrebbe con questo alto riconoscimento all’Italia abbassare i toni dello scontro tra Roma e Bruxelles.

Isabella Bufacchi

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