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Franco vede la crescita al 6% “Ma i conti pubblici vanno risanati”

Il ministro dell’Economia Daniele Franco parla per ultimo e chiude il 47° Forum Ambrosetti. Parla al governo e agli operatori dell’industria e della finanza assiepati in platea. Parla di tre cose, che poi sono la stessa: accelerare la ripresa del Pil, che nel 2021 potrebbe «crescere più del 5,8%» proiettato dalle ultime stime ufficiali; «instradare l’economia su un sentiero di crescita strutturalmente più ampio del passato»; e sminare, quindi, ogni rischio legato «al nostro debito pubblico, che è sostenibile: l’anno prossimo il suo costo medio sarà del 2,4%, mai visto nella storia, e scenderà ancora nei prossimi anni, e nel contempo avremo un tasso di crescita del Pil che dovrebbe attestarsi su livelli più elevati del decennio precedente», grazie a un contributo del 3-3,5% legato al Pnrr.È una foto finanziaria dell’Italia oggi, ma anche un’agenda operativa che il titolare del Tesoro consegna come souvenir di quasi tutte le parole e i numeri uditi sul Lago di Como da venerdì. E che lui primo si porterà appresso, all’Ecofin di Lubiana a fine settimana, per rafforzare l’asse guidato da Italia e Francia che proverà a convincere il prossimo governo tedesco a rivedere i vincoli di Maastricht, su cui si è basata la stabilità-austerità che forse ha salvato l’euro dieci anni fa, ma poi ha tolto competitività e benessere agli europei. Sul fronte domestico, invece, l’agenda di Franco – per convincere anche i più scettici che un debito salito con la pandemia al record di 2.700 miliardi sia davvero sostenibile – passerà per la Nota di aggiornamento al Def entro il 20 settembre, e la legge di Bilancio da inviare a Bruxelles il 15 ottobre.Con davanti queste prove, l’ex direttore generale della Banca d’Italia non ha certo mostrato esaltazione per il fatto che il prodotto interno lordo potrebbe salire il 6% più dell’anno scorso, e di conseguenza anche «deficit e debito saranno un po’ migliori delle previsioni» fatte ad aprile: quando vennero stimati rispettivamente all’11,8% e al 159,8% del Pil (i parametri di Maastricht li vorrebbero però entro il 3% e il 60%). Intanto, si sa, il rimbalzo del Pil è un fattore anche tecnico, dopo lo sprofondo 2020, che lo vide crollare del 8,9%. Inoltre, i 222 miliardi di euro dei fondi europei in arrivo all’Italia, benché siano uno stimolo fiscale determinante nel breve termine, non devono far dimenticare le carenze e i difetti strutturali che il Paese ha da un ventennio. «Il Pnrr è fondamentale ma non basta – ha detto Franco nel suo intervento – e dobbiamo pensare fin da ora pensare a quello che succederà dopo il Piano, con uno sforzo corale del Paese» che sappia andare oltre il suo orizzonte temporale.Per il ministro, mentre l’Italia mette la testa fuori dal buco nero del Covid-19 la nuova sfida che subito si impone è «instradare l’economia su un sentiero di crescita strutturalmente più ampio del passato», e che si potrà cogliere solo consolidando il recupero degli investimenti nel Paese, e guardando «ltre l’impatto delle misure «sul 2025-30 e sul 2050». Gli investimenti, quest’anno risaliti a circa il 15% del Pil, «è essenziale continuino in questo processo», per puntare al 20%, ha aggiunto.Forse anche per mettere le mani avanti e prevenire richieste da parte dei maggiori partiti politici, tutti presenti con i loro leader al Forum, Franco ha ricordato che tornare ai livelli pre-pandemici non è certo un obiettivo. «La serie storica dei dati sulla produttività è sconfortante », ha detto, con corredo di numeri che mostrano come da 20 anni i tassi di crescita siano stati quasi quattro volte inferiori alla media Ue; il tasso di occupazione del 2019 al 58% era oltre 10 punti sotto i livelli continentali, il peso degli investimenti pubblici e privati si fermava al 18% del Pil contro il 22% dell’Eurozona. Insomma, anche per il ministro – che l’ha citata – vale come metafora l’immagine usata dall’economista Carlo Cottarelli: «due alpiniste in un difficilissimo passaggio, anche se io credo che ce la faranno ad arrivare in vetta.Il ministro chiude il Forum Ambrosetti “Il Recovery Plan da solo non basta Serve uno sforzo corale del Paese per la fase successiva”

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