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Franco record, la Svizzera spiazza i mercati

Lo sganciamento a sorpresa del franco svizzero dall’euro, che ieri ha fatto volare la valuta elvetica lancia di fatto il Quantitative easing (QE) in Europa, cioè l’acquisto massiccio di titoli di Stato che la Bce dovrebbe votare già giovedì prossimo per combattere il rischio deflazione. E questa prospettiva, data ormai per certa dagli investitori, ha indebolito ulteriormente l’euro, che ha toccato un nuovo minimo storico a 1,1567 dollari, salvo risalire sopra quota 1,16 in serata. 
Ieri la Banca nazionale svizzera (Snb) ha tolto il tetto di 1,20 al cambio tra franco ed euro, messo nel 2011 in piena crisi dei debiti sovrani, per impedire alla divisa elvetica di rafforzarsi troppo, danneggiando la competitività dell’economia svizzera, e ha portato il tasso benchmark a -0,75% dal precedente -0,25%. Due mosse che hanno stupito i mercati e hanno fatto subito schizzare verso l’alto il franco, salito di oltre il 30% sull’euro, fino a 0,8544 dal precedente 1,2010. Però con il passare delle ore il cambio ha cominciato a recuperare stabilizzandosi intorno alla parità. Verso le 21.30, il cambio era a 1,01 (+16%) sull’euro, e 0,8704 sul dollaro (+14,56%), mentre la Borsa di Zurigo chiudeva a -8,67%, ma a un certo punto era arrivata a perdere il 12%, con beni di lusso e banche a picco.
L’inversione a U della Snb, che all’inzio dell’anno aveva ribadito l’importanza del tetto sul cambio con l’euro, definendolo una pietra miliare, è stato un choc per tutti. «L’azione della Snb è uno tsunami per l’industria che esporta, per il turismo e infine per l’intero Paese», ha affermato Nick Hayek, Ceo del gruppo di orologeria Swatch, che ieri sul listino di Zurigo ha ceduto il 16,35%. Per James Stanton, capo dei cambi di deVere Group, una delle maggiori società di consulenza finaziaria, si è trattato di soprattutto di «panic selling», perché «una banca centrale non agisce in modo così drammatico molto spesso», perciò «ha colto di sorpresa i mercati», prevedendo «più volatilità nel breve periodo», con un cambio che alla fine si assesterà «intorno alla parità».
Perfino Christine Lagarde, direttore generale del Fondo monetario, è stata colta in contropiede, ma la sua sorpresa è soprattutto di non essere stata contattata prima».
Il presidente della Snb, Thomas Jordan, però ha difeso la decisione: «Meglio agire ora che fra 6 o 12 mesi, quando sarebbe più doloroso. Se si è deciso di abbondare una certa politica, bisogna prendere di sorpresa i mercati», ha spiegato. Ma la scelta di intervenire giusto una settimana prima della riunione della Bce, il 22 gennaio, ha alimentato la speculazione che lo schema di QE messo a punto dal presidente dell’Eurotower, Mario Draghi, sarà così ampio che la Snb avrebbe avuto grandi difficoltà a difendere il franco. Con il rischio di pagare a caro prezzo il progressivo indebolimento dell’euro, di cui ha accumulato grandi riserve. Ci credono anche le Borse, tutte positive tranne Atene (ma è un’altra storia), con Milano migliore listino continentale (+2,26%).
Insomma, una scelta inevitabile che gioca d’anticipo sul QE dell’Eurotower. Con buona pace del presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, contrario a ogni ipotesi di acquisto di bond. «L’Avvocato generale della Corte di Giustizia europea ha sottolineato che l’involucro giuridico della Bce è fuori discussione, il che significa che oltre al divieto di finanziamento monetario, la Banca non può perseguire una politica economica», ha detto ieri.
Le strategie monetarie dividono: alcune stazioni di servizio svizzere ieri non accettavano euro, mentre è stata segnalata una corsa ad accaparrarsi franchi agli sportelli di banche e ai bancomat.

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