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Franco: pronti allo scostamento, ripresa dal secondo trimestre

«Il superamento della pandemia è una precondizione per una ripresa stabile e duratura», e fin qui non ci piove. Ma per arrivarci bisogna «facilitare un accesso equo e rapido a servizi sicuri, vaccini, terapia e diagnostica Covid-19 efficaci e convenienti». E qui gli impegni assunti dai ministri e dai governatori delle banche centrali del G20 riuniti ieri sotto la presidenza italiana e dettagliati nelle 8 pagine del comunicato finale assumono un tratto più specifico. Perché il punto chiave è che da una pandemia globale si esce solo tutti insieme: ora si tratta di capire se le decisioni operative seguiranno questa convinzione, che nasce da ragioni pratiche prima che ideali o solidaristiche.

Due scelte assunte ieri vanno in questa direzione: il prolungamento per tutto il 2021 della moratoria sui debiti dei Paesi fragili, chiesta fin qui da 46 nazioni, e l’emissione di nuovi diritti speciali di prelievo per un totale di 650 miliardi. La distribuzione di questi fondi segue le quote che ogni Stato ha nel Fondo monetario, ma con due correttivi: una clausola riserva il 3% ai Paesi a basso reddito, e un meccanismo che sarà definito dal Fondo entro giugno permetterà di Paesi di indirizzare le loro quote alle nazioni più in difficoltà. Sotto la regia italiana, poi, avanzano i negoziati sui due pilastri della tassazione delle multinazionali, su cui si punta all’accordo a luglio dopo molti anni di giri a vuoto, e sulla finanza sostenibile tradotta anche in termini di tassazione ambientale. Mentre sul piano della politica sanitaria l’appuntamento chiave è fissato per il Global Health Summit che si terrà il 21 maggio a Roma. «Discuteremo di come rafforzare i nostri sistemi sanitari e di come migliorare la nostra capacità di fronteggiare le crisi future con spirito solidale», ha riassunto il premier Mario Draghi.

Naturalmente tutto questo si inserisce in un contesto nel quale il rimbalzo dopo il colpo assestato dal Covid al Pil 2020 si presenta «irregolare, fragile e soggetto a elevati rischi al ribasso», alimentati dalla «diffusione di nuove varianti del virus» e dai «diversi ritmi di vaccinazione» che si registrano fra i Paesi.

Una condizione del genere produce «cicatrici economiche» soprattutto sulle categorie più deboli «comprese le donne, i giovani, i lavoratori informali e poco qualificati». Per rimarginarle, hanno concordato i ministri finanziari e i governatori, occorrerà mantenere in campo le normative eccezionali di supporto all’economia «per tutto il tempo necessario», evitando un ritiro prematuro degli aiuti che comporta rischi decisamente più gravi di quelli collegati a un loro eccessivo mantenimento.

Il tema è di stretta attualità per l’Italia, alle prese con l’ennesimo scostamento di bilancio confermato ieri in conferenza stampa dal ministro dell’Economia Daniele Franco. La mossa, ha spiegato il ministro, è necessaria «per un nuovo decreto con gli aiuti a imprese e cittadini», e arriverà alla vigilia della definizione del Recovery Plan che il governo trasmetterà a Bruxelles «per la fine del mese di aprile». Qualche dettaglio in più sul calendario arriva dalla capigruppo del Senato, che ha previsto il voto sul Def (lo scostamento è collegato al Documento di economia e finanza, e dovrebbe essere approvato dal consiglio dei ministri il 14 per lasciare il tempo tecnico necessario alle audizioni) per il 22 aprile e le comunicazioni di Draghi sul Pnrr per il 26 aprile.

Il fatto è che la terza ondata ha cambiato profondamente i programmi anche per la finanza pubblica rispetto al percorso tracciato in autunno. La contrazione del primo trimestre «è ormai un dato praticamente acquisito», ha riconosciuto Franco, per cui l’attesa si concentra su «una ripresa nel secondo trimestre che dovrebbe via via accentuarsi nel terzo e nel quarto» in parallelo all’allentamento delle restrizioni anti-contagio. Una dinamica del genere ridimensiona le ambizioni sulla crescita di quest’anno, che nelle nuove previsioni potrebbe attestarsi non lontano dal 4,2% indicato anche martedì dall’Fmi. Nelle previsioni la curva del Pil segue un tracciato speculare a quello dei contagi, e questo rende i vaccini l’arma più potente di politica economica come ribadito nelle riunioni del G20.

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