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Francia, una tassa su smartphone e tablet “Così possiamo sostenere la cultura”

PARIGI — Ancora una volta, la Francia potrebbe essere la prima nazione a sperimentare un nuovo sistema per finanziare e difendere l’industria culturale. Il governo sta infatti pensando di applicare una tassa sull’acquisto di tablet e smartphone, il cui ricavato andrebbe poi a sostenere artisti e autori delle opere fruibili sugli stessi supporti tecnologici. È una delle proposte contenute nel rapporto commissionato qualche mese fa dal presidente Hollande — e che verrà presentato oggi — , proprio per cercare soluzioni alla crisi del settore, sempre più colpito dal download illegale e dalla cultura “free”, gratis, delle nuove generazioni.
A sostenere l’idea, destinata a far discutere, è Pierre Lescure. Il giornalista-imprenditore, che aveva contribuito al lancio della tv a pagamento Canal+, è stato scelto da Hollande per studiare misure in favore della protezione del diritto d’autore. L’intenzione è anche quella di archiviare il cosiddetto sistema Hadopi, varato dall’ex presidente Nicolas Sarkozy e basato su pesanti sanzioni per la pirateria online.
La Francia è stata infatti, quattro anni fa, la prima nazione a scegliere un approccio così severo sulla difesa del copyright.
Ma già in campagna elettorale Hollande aveva promesso di “superare” il sistema Hadopi, molto impopolare tra i giovani e considerato anche inefficace da una parte degli esperti. Secondo Lescure bisogna arrendersi all’evidenza: è complicato convincere i francesi, soprattutto le nuove generazioni, a versare qualche euro per poter scaricare legalmente un disco o un film. D’altra parte, però, molte persone sono disposte a pagare dai 400 euro in su per avere un iPad o un Galaxy. Da qui la proposta rivoluzionaria: far pagare un piccolo balzello su ogni prodotto tecnologico. Questo nuovo canale di finanziamento permetterebbe di avere ricavati sicuri, vista la diffusione dei prodotti tecnologici. L’altro aspetto della proposta è coinvolgere Apple, Google e Amazon nel loro duplice ruolo: produttori delle nuove tavolette ultratecnologiche ma anche diffusori dei contenuti culturali online.
Non è sicuro che questa proposta riuscirà a mettere d’accordo tutti. Di certo, però, il governo vuole difendere la famosa “eccezione culturale”, che dà il titolo al rapporto di Lescure. L’espressione venne coniata negli anni Ottanta dai socialisti, in particolare dall’ex ministro della Cultura Jack Lang, per definire la politica di Parigi che poneva una serie di limiti alle leggi del mercato in campo culturale. Il sistema inventato all’epoca, e che ha funzionato fino adesso, prevede che gli operatori del mondo culturale, dai cinema alle radio, versino una parte dei ricavati in favore degli autori. Da quando i supporti digitali hanno cambiato anche la diffusione delle opere è diventato urgente trovare un nuovo sistema.

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