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Francia, opa di Veolia su Suez Il governo è contro la scalata

È guerra totale sul progetto del gigante francese dell’acqua e dei rifiuti. Il gruppo Veolia ha annunciato un’Opa ostile sul suo diretto concorrente Suez, di cui è già primo azionista con il 29,9%. Da mesi la società guidata da Antoine Frérot cerca di portare a termine l’aggregazione per creare quello che ha definito un «campione mondiale della trasformazione ecologica». Sulla carta poteva essere una buona notizia per la Francia, e invece il progetto è fortemente osteggiato dal management di Suez e da una parte dei sindacati che negli ultimi giorni hanno comprato pagine di giornali per pubblicare comunicati durissimi contro Veolia rappresentato come un immenso Pinocchio. Il governo è rimasto spiazzato davanti a uno scontro sempre più cruento. Il ministro dell’Economia Bruno Le Maire ha raccontato di aver passato ore al telefono per evitare una «guerra tra due campioni industriali francesi in un periodo di crisi economica». Vano tentativo. Ieri ha protestato formalmente contro la mossa di Veolia. «Questa offerta non è amichevole e viola gli impegni assunti», ha detto Le Maire annunciando un ricorso presso l’Autorité des marchés financiers (Amf), la Consob francese. Da parte sua, Suez si era già rivolta al tribunale commerciale che ha ordinato ieri mattina di sospendere l’Opa. Ma la decisione è arrivata qualche minuto dopo il deposito all’Amf.
L’incredibile feuilleton è cominciato alla fine dell’estate quando Veolia ha annunciato di essere in trattativa con il gruppo Engie per riprendere la sua quota in Suez. In teoria un’operazione amichevole, ma i vertici del gruppo rivale non hanno sopportato di essere messi davanti al fatto compiuto. Suez non è riuscita a impedire la cessione a ottobre da parte di Engie, con un primo paradosso: lo Stato, primo azionista di Engie, ha votato contro. Si è scatenata una controffensiva legale, finanziaria e politica. I sindacati fanno campagna sui rischi occupazionali, denunciando i metodi brutali di Frérot, definito da alcuni rappresentanti il «Trump del capitalismo francese». Si sono aggiunte le proteste di sindaci ed enti locali con ovvie ricadute politiche.
Il governo, inizialmente favorevole a Veolia, ha cambiato posizione. Le Maire si è battuto per una mediazione, qualche giorno fa era ancora convinto che la soluzione fosse «a portata di mano». Venerdì i due Ceo rivali, Frérot e quello di Suez, Bertrand Camus, si sono incontrati. Ma il patron di Veolia si è convinto che Suez cerchi solo di guadagnare tempo per costruire una cordata alternativa con il fondo francese Ardian e quello americano Gip. Il fatto che un fondo americano possa fare da cavaliere bianco per Suez è un altro elemento che complica la partita. Poche settimane fa proprio Le Maire ha cassato l’acquisizione di Carrefour da parte del canadese Couche-Tard per ragioni di sovranità.
L’Opa prevede un prezzo di 18 euro per azione, sul restante 70,1% delle azioni di Suez. Un affare da 7,9 miliardi di euro. Il titolo Suez ha perso ieri lo 0,52%, a 17,17 euro. E anche il rivale ha finito in ribasso (-1,48%). Veolia, di cui l’advisor è la banca d’affari Messier controllata da Mediobanca, gestisce i servizi idrici in alcuni comuni italiani, mentre Suez è il secondo socio dell’utility romana Acea con una quota del 23,3%.
Ora tutto può succedere. Suez spingerà Ardian e Gip a lanciare una contro-offerta. Ma in passato i due fondi avevano detto di non voler partecipare a un’operazione non amichevole. Anche se ci fosse un’altra Opa il board di Suez dovrà comunque pronunciarsi prima su quella di Veolia – sempre che venga autorizzata dall’Amf – sapendo che Frérot non cederà il suo 29,9%. In parallelo continuerà la guerra legale, dagli esiti incerti. All’orizzonte c’è l’assemblea generale a primavera che rischia di trasformarsi in un’altra battaglia campale. «Dobbiamo trovare una terza via» ha detto ieri sera Camus, ceo di Suez. Molti conoscitori del dossier spiegano che la mediazione verte sulle cessioni che ci dovranno essere per evitare la scure dell’Antitrust. I due gruppi insieme controllano oltre 60 per cento del mercato francese dei servizi ambientali. Non è neppure escluso che nello smantellamento possano essere interessati Ardian e Gip. Una cosa è sicura, come dice una fonte francese che segue il dossier: «Aspettiamoci nuovi colpi di scena».
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