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Francia e Italia insistono: aiuti Mes senza condizioni

Bruxelles – La messa a punto di una risposta congiunta europea allo shock economico provocato dalla pandemia influenzale verrà affrontata giovedì dai capi di Stato e di Governo. La riunione di ieri sera tra i ministri delle Finanze della zona euro è terminata in modo interlocutorio, tenuto conto delle molte divergenze di veduta tra i Paesi membri in particolare sull’uso flessibile del Meccanismo europeo di stabilità, favorito oltre che dall’Italia anche dalla Francia.

«Siamo impegnati nella ricerca di una risposta comune, ma ulteriore lavoro è necessario – ha detto il presidente dell’Eurogruppo Mário Centeno alla fine della riunione –. Questa crisi è diversa da quella di dieci anni fa: è simmetrica, non asimmetrica. Colpisce tutti i Paesi e a differenza che nella crisi passata, non vi è connotazione morale, ossia un errore di politica economica. Nel frattempo, già ora i Paesi membri hanno impegnato misure in media pari al 2% del loro prodotto interno lordo».

A disposizione ci sono varie opzioni: i prestiti del Mes; oppure l’attivazione degli articoli dei Trattati che danno modo di offrire «assistenza finanziaria» a Paesi in crisi o che permettono una azione congiunta «in uno spirito di solidarietà» per venire incontro a un partner in difficoltà. Quest’ultima ipotesi è stata lanciata ieri dal ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas. L’idea di Coronabonds non è esclusa, ma è controversa, ha ribadito il commissario agli Affari economici, Paolo Gentiloni.

Ciascuna ipotesi pone problemi politici, tecnici o finanziari. Il Mes, che ha a disposizione denaro per circa 500 miliardi di euro, sarebbe lo strumento ideale da usare in queste circostanze (i prestiti potrebbero ammontare al 2% del Pil nazionale, ha notato Mário Centeno – 36 miliardi per l’Italia). Il problema è che ieri non c’è stata intesa su come utilizzarlo: «C’è un ampio consenso sull’uso di una linea di credito rafforzata, ma manca accordo sui dettagli», ha spiegato il presidente dell’Eurogruppo.

Per ora, i Paesi più colpiti dall’epidemia – come l’Italia e la Spagna – sono anche quelli più fragili finanziariamente. Chiedono di evitare condizionalità macroeconomica e vorrebbero che tutti i Paesi membri facciano uso del Mes, per non essere presi di mira sui mercati. Ieri da Parigi, lo stesso ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, ha spiegato che il Mes dovrebbe essere «utilizzato in maniera semplice e senza fissare condizioni penalizzanti per i Paesi che vi facessero ricorso».

Sul fronte opposto vi sono Stati quali l’Olanda, possibilmente anche l’Austria o la Finlandia, che ritengono di non avere bisogno di un prestito del Mes e chiedono il rispetto di rigide condizioni. Notano poi che molto è già stato fatto. La Commissione europea ha permesso spesa in deficit, ha messo a disposizione un pacchetto da 37 miliardi di euro, ha liberalizzato gli aiuti di Stato, e sta lavorando su un fondo di riassicurazione per gli assegni di disoccupazione.

L’Aja è convinta che di più non sia necessario fare, tanto più che tutti i Paesi hanno accesso al mercato. Semmai, dicono in Olanda, se ne riparlerà fra tre mesi, se i rischi di una depressione economica si materializzassero. La riluttanza a ideare soluzioni congiunte trova le sue radici anche in un elevato debito italiano che il Paese in 20 anni non è riuscito a ridurre. Il ministro delle Finanze olandese, Wopke Hoekstra, ha detto di temere, con una applicazione troppo flessibile del Mes, di incentivare l’azzardo morale.

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