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Il franchising punta a 150 miliardi

«Prevediamo una crescita del giro d’affari a fine anno del 3,2% a parità di perimetro e considerando le nuove aperture del 5,2%» afferma Mario Resca, presidente di Confimprese, associazione che raggruppa oltre 300 società del commercio moderno con reti dirette e di franchising. Nel primo caso i ricavi dovrebbero raggiungere i 148,5 miliardi, mentre con il perimetro allargato si potrebbero superare i 150 miliardi.
Tutto bene, insomma? Non proprio, perché secondo il presidente «il potere d’acquisto delle famiglie stenta a riprendersi, mentre le imprese investono per aumentare la presenza sul territorio». Per fine anno saranno inaugurati circa 1.150 nuovi punti vendita con una ricaduta occupazionale di oltre 10mila addetti. «Nell’ultimo quadrimestre sono previste più di 500 aperture e per il 2018 altri 2mila store con 20mila posti di lavoro» aggiunge Resca. La vera sfida è riuscire a intercettare l’aumento del reddito disponibile delle famiglie. «Per aumentare i consumi il Governo, oltre che sulla decontribuzione degli oneri sociali, dovrebbe concentrare le risorse sulla riduzione del cuneo fiscale, avviando un taglio strutturale del costo del lavoro» suggerisce Resca. Una proposta che presenterà durante il Retail summit 2017, organizzato da Confimprese, EY e Gruppo Food, il 21 e 22 settembre.
Il settore sta affrontando le sfide del digitale. «Il retail italiano è sano con fatturati in crescita, più investimenti e aperture, nuovi player internazionali in arrivo – commenta Donato Iacovone, ad di EY in Italia e managing partner dell’area Mediterraneo -. Avanza un nuovo modello di retail online con alti tassi di crescita e che mostra dinamiche di convergenza con l’offline. Il web è un asset chiave da vedere come un canale totalmente integrato». La prospettiva è unire i due mondi. «Dall’ultima indagine EY sul retail emerge che per il 45% degli intervistati la digitalizzazione aiuta a generare traffico all’interno dei negozi. Inoltre, se per il 91% il digitale consente di approfondire la conoscenza dei clienti attuali, il 77% dichiara che questo permette anche di intercettare nuovi consumatori».
Tra negozio del futuro, retail 4.0 e nuovi modelli di vendita le sfide non mancano. E sono molte le insegne che stanno investendo nell’innovazione. «Il nuovo format che stiamo adottando prevede la presenza di tools tecnologici che permettono di accedere a informazioni e caratteristiche tecniche dei prodotti e di effettuare comparazioni – afferma Luigi Fusco, Chief operations officer di Unieuro -. Lo scopo è di fornire al cliente in store le stesse informazioni utili al processo di acquisto di chi naviga sul nostro sito».
Punta sui nativi digitali anche la visione di Yamamay, che venerdì scorso ha rinnovato il flagship store nel centro di Milano con la sua prima “vetrina digitale”. Un modello di cross selling e omnicanalità «che oltre ad aiutare nella vendita consente l’acquisto anche se nello store non ci sono la taglia o il colore desiderato – spiega Barbara Cimmino, alla guida del comparto ricerca e sviluppo del gruppo Pianoforte (Yamamay, Carpisa e Jaked) -. Il prodotto, poi, può essere ritirato in un punto vendita o consegnato a casa».
App fedeltà in arrivo per Tiger, catena danese di design low cost. «Si parte dall’Italia perché è il mercato più performante – dice Javier Gomez, ad di Tiger Italia 1 -. Il programma loyalty è creato da Byters, software house di Torino, e fa parte di un piano di investimenti che si aggiunge a quello per il rinnovo del negozio in media ogni sei anni».
Anche Stroili, lusso accessibile e bijoux alla moda, sta rinnovando i punti vendita «con un’impronta più moderna, giocata sul contrasto chiaro/scuro dell’illuminazione per evidenziare gli articoli più preziosi» racconta Maurizio Merenda, ad della società. Il trend delle vendite è in linea con quello del 2016 «con il Mezzogiorno che soffre un po’ di più».
Ricavi in crescita (+6,6%) per Unieuro, che nell’anno fiscale terminato il 28 febbraio 2017 ha raggiunto ricavi per 1,6 miliardi .

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