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Franceschini: dal pubblico aiuti anche al settore libri

Il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, lo precisa che «si tratta solo di un’idea». Messa lì però non poteva che suonare dolce alle orecchie di editori e operatori, ieri all’inaugurazione della prima edizione di “Tempo di Libri”, la fiera organizzata nei padiglioni di Rho dalla Fabbrica del Libro, società partecipata al 51% di Fiera di Milano e al 49% di Aie e presieduta da Renata Gorgani. «Se il libro è importante per la crescita culturale del Paese, perché lo Stato aiuta il cinema, lo spettacolo dal vivo e non le case editrici?». Quindi, chiosa Franceschini, «il settore del libro va sostenuto da risorse pubbliche. Per esempio per le esportazioni dei titoli italiani. Pensiamoci. L’obiettivo è creare più lettori».
Lavorare sulla promozione del libro e della lettura. Il messaggio di fondo è riemerso in più occasioni durante la giornata inaugurale di “Tempo di Libri”, insieme con l’imperativo strategico: fare sistema. La diarchia con il Salone di Torino, che si terrà dal 18 al 22 maggio, è un leitmotiv strisciante. «Adesso vediamo Milano, in maggio Torino. Continuo a pensare – ha aggiunto Franceschini – che sia possibile una forma di collaborazione integrata». Dal canto suo il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha affermato che il rapporto con Torino «è molto buono e credo che faranno un buon lavoro. Poi più avanti si vedrà», con una idea di fondo che è la medesima del governatore lombardo Roberto Maroni: «Non c’è divisione fra Milano e Torino, ma semmai una sana competizione».
Detto questo, da Torino un colpo al freno arriva dalla stessa sindaca, Chiara Appendino: «Per ora stiamo lavorando per fare un gran Salone del Libro e non abbiamo ancora ragionato su eventuali sinergie future».
Per l’associazione degli editori quella di ieri è stata, a ogni modo, «una giornata dell’orgoglio, di chi ha guardato avanti contando sulle proprie forze creando qualcosa di straordinario», ha detto il presidente Aie Federico Motta concludendo il suo intervento inaugurale con un messaggio di unità, come guida di un’associazione che «è la casa di tutti gli editori italiani».
Messaggio diretto a tutti gli editori che hanno deciso di non lasciare Torino e di non seguire l’avventura dell’Aie che ha preso forma in questa manifestazione su 37mila mq di superficie, con 552 espositori e 2mila ospiti, chiamati a parlare dei temi legati a libri ed editoria, e non a promozionare i propri libri. Questa la formula scelta per una manifestazione ieri popolata da scolaresche, operatori, visitatori. Non tantissima gente in realtà. Il termometro, dal punto di vista degli ingressi, sarà però ovviamente il weekend. Le aspettative comunque sono alte, anche in prospettiva: «Non sarebbe male che nelle prossime edizioni potesse crescere e diventare un evento di carattere internazionale, tanto da lanciare la sfida alla fiera del libro di Francoforte», ha detto il presidente di Fiera Milano, Roberto Rettani.
Nel frattempo c’è da fare i conti con un mercato che non dà buoni segnali in questo scorcio d’anno. Secondo dati Nielsen nel primo trimestre ci sono stati cali del 4,9% a volume (17,5 milioni di copie) e del 2,9% a valore (sceso a 242,7 milioni). Da questi dati, spiegano dall’ufficio studi Aie, mancano gli ebook e i punti vendita più piccoli. E comunque i primi tre mesi sono sempre quelli un po’ meno gettonati per l’uscita delle novità editoriali. Anche qui occhi – e speranze – sono puntati al futuro.

Andrea Biondi

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