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Fotovoltaico, aiuti col contagocce

di Luigi Chiarello e Gianni Macheda  

Sforbiciata agli incentivi per l'energia rinnovabile. Non tanto attraverso una riduzione delle tariffe incentivanti, quanto per mezzo di una stretta ai criteri di accesso alle agevolazioni. Il taglio parte da un nuovo tetto imposto alla potenza fotovoltaica installata nel paese. Quando l'Italia raggiungerà il limite massimo di 8 mila megawatt complessivi scatterà la ghigliottina. Non un euro in più verrà dato dallo stato per installare nuovi impianti fotovoltaici. E' quanto dispone lo schema di dlgs attuativo della direttiva europea 2009/28/Ce, sulla promozione delle fonti da energia rinnovabile, oggi al vaglio del preconsiglio dei ministri. Lo stop alle agevolazioni scatterà ufficialmente dal primo gennaio 2014. O, come detto, non appena verrà raggiunto il limite degli 8 mila Mw installati nel paese; questa soglia, già oggi, appare vicina. Dunque, lo stop totale agli incentivi al solare potrebbe scattare nei prossimi mesi. Lo stesso provvedimento prevede, comunque, una facilitazione burocratica per la costruzione degli impianti solari termici. Disponendo che essi siano considerati «attività ad edilizia libera» e, dunque, realizzabili «previa comunicazione, anche per via telematica, dell'inizio dei lavori da parte dell'interessato all'amministrazione comunale». In sostanza, per costruire un impianto solare termico basterà una semplice comunicazione via Internet al comune. Le facilitazioni burocratiche scatteranno in tre casi. Primo: se gli impianti aderiscono o sono integrati nei tetti di edifici esistenti con la stessa inclinazione e lo stesso orientamento della falda. Ovviamente, i componenti dell'impianto non dovranno modificare la sagoma degli edifici. Secondo: quando la superficie dell'impianto non è superiore a quella del tetto su cui viene realizzato. Terzo: quando gli interventi effettuati non interessano beni culturali e paesaggio. Ma c'è di più. Lo schema di dlgs prevede una sorta di censimento dei loghi ecologici. Dispone, cioè, che entro i 120 giorni successivi all'entrata in vigore del provvedimento, vengano spediti a ministero dello sviluppo economico e dicastero dell'ambiente i marchi di qualità ecologica, le etichette energetiche e tutti gli altri sistemi di riferimento tecnico creati dagli organismi europei di normalizzazione (Uni e Cei), applicati sui componenti, sugli impianti e sui sistemi che utilizzano fonti rinnovabili.

La stretta agli impianti installati su terreno agricolo. Lo schema di dlgs dispone che, dalla data di entrata in vigore del decreto, l'accesso agli incentivi statali per gli impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra in aree agricole, sia possibile a condizione che «il rapporto tra la potenza nominale dell'impianto e la superficie del terreno agricolo nella disponibilità del proponente non sia superiore a 100 kW per ogni ettaro di terreno, o a 200 kW per ogni ettaro di terreno per gli impianti solari fotovoltaici con fattore di concentrazione superiore a 400 (soli)». Questo limite non si applica agli impianti che hanno incassato il titolo abilitativo entro l'entrata in vigore del decreto; una deroga, questa, praticabile solo se gli impianti in questione entreranno in esercizio entro un anno dall'incassato via libera. Per gli impianti a biogas in zone agricole, invece, l'accesso agli incentivi statali (anche per la produzione di biometano), sarà consentito solo se la potenza nominale dell'impianto non sarà superiore ad 1 MW elettrico, ovvero a 3 MW di potenza termica nominale. Resta però il problema degli squilibri negli approvvigionamenti e nei prezzi delle produzioni agricole da destinare all'alimentazione umana e zootecnica. Per affrontare e sciogliere questo nodo, il dlgs rimanda a un decreto delle Politiche agricole, che fisserà i parametri volti a definire le percentuali massime impiegabili negli impianti a biogas.

Le reazioni. «Se guardate la bolletta energetica, vedete che gli italiani hanno pagato 20 mld di incentivi per le energie rinnovabili nel 2009-2010. Bisogna interrompere questo meccanismo», aveva affermato ieri il Ministro per lo Sviluppo Economico Paolo Romani, scatenando una raffica di polemiche. La Cisl ha chiesto un tavolo di concertazione «per lo sviluppo delle rinnovabili nel nostro Paese, per definire percorsi condivisi riguardanti lo sviluppo e l'occupazione, in particolare quella giovanile, che nelle energie rinnovabili e' particolarmente presente e qualificata». Mentre la Uil ha espresso forte preoccupazione parlando di rischio di un processo involutivo del settore. Il governo intende mantenere l'impegno assunto a livello europeo sulle rinnovabili. Nessuna marcia indietro dunque ma un adeguamento alla normativa in materia di incentivi con una loro progressiva riduzione, ha sottolineato il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, secondo cui «è evidente che gli incentivi saranno in prospettiva decrescenti perché maggiori dovevano essere nella fase di avvio del comparto ed è naturale che si attenuino con la crescita del settore, anche in relazione alla riduzione dei costi degli impianti». Per l'ad di Enel, Fulvio Conti, è necessario «graduare in modo armonico» il sistema di incentivi «per catturare a pieno il potenziale dei nuovi investimenti», un sistema graduale per cui «i rendimenti aumentano, gli incentivi diminuiscono». Per Paolo Rocco Viscontini, presidente e a.d. di Enerpoint, top player del mercato fotovoltaico italiano, «la decisione di sospendere gli incentivi al fotovoltaico non appena si raggiunge l'obiettivo degli 8 mila MWp non è accettabile. Se il decreto non cambia, avremo ulteriori decine di migliaia di disoccupati e lo stato perderà miliardi di euro di entrate fiscali».

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