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Foti: Btp senza commissioni, bisogna investire nel Paese

Niente costi per sottoscrivere Btp e titoli di Stato. È l’iniziativa di Fineco, il colosso del fintech italiano, con 97 miliardi di raccolta, 324 milioni di utili, oltre 8 miliardi di valore di Borsa, che verrà lanciata in concomitanza con il collocamento della terza tranche del Btp Futura, lunedì 19. «È il nostro contributo allo sforzo per la ripresa, per invogliare gli italiani a non tenere i loro risparmi sul conto», spiega il ceo Alessandro Foti.

Perché volete spingere i clienti a finanziare lo Stato?

«C’è un incredibile ristagno di liquidità che non è positivo né per i clienti né per il sistema nel suo complesso. Il meccanismo è semplice: i clienti potranno comprare tutti i titoli di Stato a commissioni zero a condizione di tenerli in portafoglio un anno o fino a scadenza se la durata è inferiore all’anno, perché non vogliamo incentivare il trading ma la detenzione dei titoli».

Parliamo di numeri.

«Abbiamo 1.900 miliardi nei conti correnti e allo stesso tempo un’economia che fatica a ripartire e settori che fanno fatica a finanziarsi. Quindi il grande sforzo è sulle spalle dello Stato. Agevolando l’investimento in Btp i clienti trovano una forma alternativa alla giacenza sul conto e danno un contributo allo sforzo che il Paese sta compiendo. E noi anche, rinunciando a qualsiasi forma di guadagno».

Anche a voi comunque avere il denaro fermo sui conti, costa. Per questo volete chiudere i conti dei clienti con tanti soldi fermi sul conto come avete annunciato?

«Sì, ma si tratta di poche migliaia di clienti decisamente benestanti. Vogliamo stimolare la riflessione nei nostri clienti sulla gestione del risparmio. Avremmo potuto aumentare i costi, come altre banche, ma abbiamo preferito andare verso un modello di trasparenza e interazione con il cliente. Stiamo ricevendo tante chiamate dai clienti che hanno capito di dover mettere più attenzione alla gestione dei loro risparmi. Ci sono clienti importanti, imprenditori, che faticano a capire il concetto di impatto dell’inflazione sulla capacità di spesa».

Con un’inflazio-ne anche modesta la liquidità si erode sempre più

Ma l’inflazione da vent’anni di fatto non si vede. E poi si attende di usare i soldi dopo che sarà passato l’infarto dell’economia che è il Covid.

«Non è solo questo. Negli ultimi vent’anni l’inflazione è stata sotto controllo ma la liquidità sul conto ha perso comunque il 34% di potere d’acquisto. L’inflazione è come le polveri sottili: non le vediamo ma le respiriamo e ne veniamo avvelenati. E se l’obiettivo degli Stati è rinflazionare l’economia — e i rendimenti dei titoli cominciano a rifletterlo — la liquidità si eroderà di più. C’è stato l’infarto dell’economia, ha ragione, che ha provocato una fortissima accelerazione dei depositi.

Gli italiani sono ricchi?

«Ci sono 2,5 trilioni di risparmio disponibile ad essere investito. Senza fare i maghi della finanza ipotizziamo un 1% all’anno di interesse: avremmo 25 miliardi di ricchezza in più all’anno. Su 10 anni sfioreremmo 300 miliardi, cifra che fa impallidire il Recovery fund. Lasciare i soldi sui conti vuole dire condannarli a non creare ricchezza».

Fineco: dopo la Gran Bretagna, dove puntate?

«Il business UK è diventato profittevole a febbraio e continuerà a fare bene. Entro fine anno pianificheremo l’ingresso in un altro Paese Ue, con leggera preferenza per la Germania: la conosciamo bene avendo gestito Dab, quando eravamo in Unicredit».

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