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Fossati: «Nessuno mi offrì il convertendo»

Riesplode il caso del convertendo Telecom, il bond che sarà obbligatoriamente convertito in azioni tra tre anni e che è stato collocato nella notte del 7 novembre, subito dopo l’approvazione dell’operazione da parte del board, terminato dopo le 20. All’audizione in Senato dell’ad Telecom Marco Patuano, Massimo Mucchetti, presidente della commissione Industria (che con la commissione Lavori pubblici e comunicazioni ha ospitato l’incontro) ha chiesto come mai Findim, che ha una quota del 5%, non fosse stata contattata sul convertendo. «Per quanto mi risulta Fossati è stato contattato da Siniscalco (il county manager per l’Italia di Morgan Stanley, uno dei tre collocatori del bond, ndr) per telefono», è stata la risposta dell’ad, che, terminata l’audizione in Senato, è stato poi sentito dalla Consob per un incontro già in programma, in relazione agli esposti presentati da Asati e da Marco Fossati, proprio sul convertendo.
Non c’è stato il tempo però di chiarire la vicenda alla luce dei comunicati che sono stati diffusi successivamente. Poco prima delle 18, infatti, lo stesso Fossati ha smentito con una nota le dichiarazioni rilasciate da Patuano al Senato. «Ribadisco – ha ripetuto il presidente Findim – di non aver ricevuto l’offerta di acquisto del convertendo da parte del dottor Domenico Siniscalco, nè di essere stato in grado di partecipare alla sottoscrizione». «Come il dottor Domenico Siniscalco potrà confermare – ha poi aggiunto – sono stato io la sera di giovedì 7 novembre a contattarlo via sms, alle ore 22.44, chiedendo informazioni più precise relative al convertendo. A domanda il dottor Siniscalco rispondeva di non essere al corrente dei termini della transazione, e comunque a lui risultava essere un aumento di capitale contingente offerto a tutti». In sostanza, la fedeltà di questa ricostruzione (che «Il Sole-24Ore» ha potuto verificare) è riscontrabile dalla corrispondenza via sms intrattenuta tra Fossati e Siniscalco nella tarda serata di giovedì. La mattina successiva, come dichiarato dallo stesso Fossati in un’intervista pubblicata dal Sole-24Ore sabato scorso, quando la Findim ha chiesto alle banche di poter sottoscrivere il 5% dell’emissione per non diluire la propria quota, non era rimasto più nulla.
Poco prima delle 19, Telecom a sua volta ha emesso un comunicato nel quale precisa che «anche su indicazione della società, i joint bookrunner (oltre a Morgan Stanley, Bnp-Paribas e JP Morgan, ndr) hanno cercato di mettersi in contatto telefonico con l’azionista, non ricevendo risposta». E «successivamente, e sempre a processo di collocamento aperto, sono intercorsi contatti fra l’azionista medesimo e un rappresentante dei joint bookrunner, da cui non è emerso un interesse dell’azionista a prendere parte al collocamento». Tale circostanza è smentita dalla ricostruzione, documentabile, di Fossati, ricostruzione che coincide poi con la parte finale della nota Telecom. «Tale interesse – conclude il comunicato Telecom – è stato, invece, manifestato in una conversazione telefonica avvenuta nella tarda mattina di venerdì 8 novembre 2013, a collocamento ormai chiuso da alcune ore, come reso noto dalla società con comunicato stampa delle ore 7:40, non essendo quindi più possibile dar seguito alla richiesta».
«Non si capisce come sia avvenuto il collocamento, se siano cioè stati informati tutti o solo alcuni degli azionisti-investitori qualificati: sarebbe interessante conoscere l’elenco delle telefonate – ha osservato Mucchetti, al termine dell’audizione – Quanto al “giallo” Fossati, immagino che la Consob vorrà sentire Patuano, Siniscalco, Fossati e le banche collocatrici».
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