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Fossati chiede di azzerare il cda Telecom

La Findim di Marco Fossati chiede la convocazione dell’assemblea di Telecom Italia per mettere all’ordine del giorno la revoca dei consiglieri espressi da Telco, e, poichè si tratta dei quattro quinti del board, il conseguente rinnovo dell’intero dell’intero consiglio, che si renderebbe necessario se il primo punto della mozione fosse approvato. Della richiesta, arrivata nella mattinata di ieri in Telecom, ha preso atto un consiglio esecutivo convocato d’urgenza intorno all’ora di pranzo. A quanto risulta, fino a ieri sera, erano al lavoro le diplomazie per convincere Fossati a recedere dal suo proposito. Ma senza esito, visto che alla fine Telecom ha fatto sapere con una nota di avere ricevuto l’istanza e che il cda «sarà convocato per le appropriate valutazioni».
Proprio recentemente – e precisamente venerdì scorso – Fossati ha acquistato un pacchetto di azioni Telecom (pare sulla piazza di New York) per salire sopra il 5%, dal 4,99% che risultava in precedenza dalle comunicazioni Consob. Col senno di poi, lo scopo, evidentemente, era proprio quello di raggiungere la soglia legale per poter avanzare la «richiesta di convocazione dell’assemblea ai sensi dell’articolo 2367 del codice civile», come infatti ha fatto richiamandosi espressamente nella missiva alla legge. Che prevede: «Gli amministratori o il consiglio di gestione devono convocare senza ritardo l’assemblea, quando ne è fatta domanda da tanti soci che rappresentino almeno il ventesimo del capitale sociale nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio». E aggiunge: «Se gli amministratori o il consiglio di gestione, oppure in loro vece i sindaci o il consiglio di sorveglianza o il comitato per il controllo sulla gestione, non provvedono, il tribunale, sentiti i componenti degli organi amministrativi e di controllo, ove il rifiuto di provvedere risulti ingiustificato, ordina con decreto la convocazione dell’assemblea, designando la persona che deve presiederla».
Tra Telefonica e Fossati c’è un’antica ruggine. Nonostante Findim abbia investito buona parte del suo patrimonio nel 5% di Telecom, l’imprenditore brianzolo non era ritenuto “socio gradito” dagli spagnoli, tant’è che nell’ultima tornata di rinnovo degli organi sociali, tre anni fa, non è riuscito ad avere una rappresentanza nè in consiglio nè nel collegio sindacale. Che la presenza di Telefonica nell’azionariato di riferimento di Telecom fosse giudicata da Fossati più un handicap che un’opportunità non è un mistero. E la recente evoluzione degli accordi in Telco, con Mediobanca, Generali e Intesa Sanpaolo che, a partire dal prossimo anno, hanno accordato agli spagnoli la facoltà di salire al 100% della holding titolare del 22,4% del capitale ordinario, ha fatto da detonatore. Di certo, però, non è Fossati ad aver mosso gli scambi, lievitati in Borsa nelle ultime settimane: da inizio settembre è passato di mano il 56% del capitale ordinario, vale a dire i tre quarti del flottante. È presumibile che siano emersi nuovi azionisti rilevanti: lo si vedrà nei prossimi giorni dalle comunicazioni Consob.
Ora, comunque, si andrà alla conta. La domanda sottostante al referendum assembleare è se gli interessi di Telefonica siano coincidenti o meno con gli interessi di Telecom Italia. Sarà confortato l’ex presidente Telecom, Franco Bernabè, per aver rassegnato le dimissioni appena in tempo. In linea teorica il consiglio potrebbe avere un massimo di trenta giorni per convocare l’assemblea ordinaria, fissando la data dell’adunanza dei soci entro il termine di quaranta giorni. Telecom ha già in calendario un board il 7 novembre per l’esame dei conti dei primi nove mesi dell’esercizio e la presentazione del piano industriale, al quale sta lavorando l’ad Marco Patuano. Ma, per la richiesta di Fossati, dovrebbe essere convocato un cda ad hoc. Se venissero sfruttati i tempi fino ai limiti massimi (ma la Consob potrebbe avere obiezioni a riguardo), si finirebbe a ridosso di Natale, comunque prima dell’attivazione della call in mano a Telefonica per salire fino al 100% di Telco – opzione che parte dal 1° gennaio 2014 – e sempre che i patti non vengano cambiati in corsa.

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