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Fornitori Pa, l’Iva cambia subito

L’Iva dei fornitori della Pa da subito all’Erario. Il Governo non attenderà la deroga della Commissione europea per far decollare da subito il nuovo strumento dello split payment con cui lo Stato conta di drenare oltre 900 milioni di maggiori risorse dalla lotta all’evasione Iva. Salvo ripensamenti dell’ultimissima ora, cui maggioranza ed Esecutivo ci hanno abituati, è quanto prevede il maxi emendamento al ddl di stabilità su cui il Governo chiederà il voto di fiducia.
Nel “maxi” trova posto anche un antipasto del piano Cottarelli sul taglio delle partecipate, in attesa della più complessa riforma che il Governo potrebbe presentare in primavera, come ha anticipato ieri il relatore Giorgio Santini (Pd). La sintesi tra gli emendamenti Ncd e di Sc e fatti propri dal Governo prevede in sostanza la oppressione delle società che al 30 settembre 2014 risultano composte da soli amministratori o da un numero di amministratori superiore a quello dei dipendenti, ovvero abbiano conseguito nell’esercizio concluso al 1° gennaio 2015 un fatturato inferiore a 100mila euro. E per chi sarà inadempiente saranno previste sanzioni ad hoc:?per i dirigenti responsabili dell’ente titolare, direttamente o indirettamente della partecipazione, gli amministratori della società in cui la partecipazione è detenuta e, nel caso di partecipazione indiretta, gli amministratori della società che detiene la partecipazione si applicherà una sanzione amministrativa pari, per ciascun anno in cui si protrae l’inadempimento, al 20% della retribuzione lorda annua, nel caso dei dirigenti, e all’intero emolumento spettante, nel caso degli amministratori. Arriva anche la sterilizzazione, con un credito d’imposta spendibile in compensazione solo dal 2016, della retroattività dell’aumento del prelievo fiscale sugli utili delle Fondazioni e delle Onlus. E sugli investimenti internazionali arriva l’uscita di Singapore dalle black list. La norma, infatti, rende compatibile con il livello di tassazione fiscale italiano quello praticato dalla Città-Stato sulle partecipate estere. C’è poi l’aumento del costo del ravvedimento operoso e il credito d’imposta per la mediazione assistita. Una serie di correttivi , questi, depositati dal Governo la settimana scorsa, ma che nel complesso e tortuoso lavoro della commissione Bilancio non erano stati approvati.
Come ha confermato ieri il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, il maxiemendamento legato al voto di fiducia rispecchierà il lavoro svolto in commissione. A partire dai crediti d’imposta con cui il Senato ha cercato di mitigare gli aumenti del carico fiscale “nascosti e non” sia su un milione e 400mila soggetti privi di costo del lavoro da dedurre dall’imponibile Irap e che si sono visti tornare l’aliquota al 3,9% dal taglio di maggio che l’aveva portata al 3,5%, sia su fondi pensione e sui fondi delle casse di previdenza privatizzate.
Ci sono, ancora, lo stop all’aumento della Tasi per il 2015, così come la cessione di cessione a Terna della rete di trasmissione dell’elettricità delle Fs. La possibilità di election day in maggio con eventuale accorpamento dei previsti rinnovi di sette consigli regionali e degli organi di circa mille Comuni, nonché la ridefinizione del capitolo giochi:? stop all’aumento del Preu (prelievo erariale unico) sostituito da una tassazione aggiuntiva, fortemente contestata dai concessionari pronti a rimettere in discussione davanti ai giudici il cambio in corsa delle condizioni contrattuali, di 500 milioni di euro sui concessionari di Vlt e New slot; anticipo al 2015 della gara di appalto della concessione del gioco del lotto.
La blindatura, che inizialmente il Governo voleva porre ieri sera per un voto dell’assemblea in piena notte, verrà posta, dunque, su un testo rivisitato ma non approvato in toto dalla “Bilancio” che, nonostante la maratona notturna di mercoledì e il supplemento di lavori deciso ieri, non è riuscita a concludere i suoi lavori.
Tra le novità dell’ultimissima ora spicca anche il raddoppio dell’imposta sostitutiva sui valori di acquisto delle partecipazioni non negoziate in mercati regolamentati e dei terreni edificabili o di destinazione agricola. Aliquote che passano rispettivamente dal 4 all’8% e dal 2 al 4% . L’emendamento, inizialmente presentato da Maria Cecilia Guerra (Pd), destinava queste risorse (stimate in 150 milioni nel 2015) al fondo per il contrasto della povertà mentre nella riformulazione le risorse affluiranno al fondo Fispe (il Fondo interventi strutturali di politica economica). Sul fronte scuola nel maxiemendamento arrivano 10 milioni (emendamento di Francesca Puglisi del Pd) per prorogare i contratti a termine dei ricercatori e per far partire così il sistema di valutazione delle scuole. Ultimo nodo sciolto dal?Governo è quello degli esuberi delle province:?confermando l’emendamento già depositato, è stato introdotto un parametro automatico che considera “in eccesso” il 50% del personale degli enti di area vasta con l’eccezione di quelli destinati a trasformarsi in città metropolitane dove gli ”esuberi” sono pari al 30%. Entro fine marzo si dovrà definire quale personale resta assegnato ai nuovi enti e quale sarà avviato alle procedure di mobilità. Nonostante le pressioni, il Governo conferma il no all’ampliamento fino al 2018 delle finestre per andare in pensione con i requisiti “pre Fornero”. Dopo il sì del Senato il testo approderà alla Camera per l’ok finale tra domenica e lunedì.
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