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Fornero e il caso Inps: vertici da rimuovere

ROMA — «Se fossimo in un settore privato questo sarebbe un motivo per riconsiderare i vertici. Siamo in un settore pubblico, ci sono le leggi e c’è il Parlamento e tutte le procedure vanno rispettate». Il ministro del Welfare Elsa Fornero risponde con queste parole a chi le domanda se i vertici dell’Inps debbano restare al loro posto dopo la diffusione dei numeri riguardanti i 390 mila esodati invece dei 65 mila fino a questo momento riconosciuti dall’esecutivo. «Sono stati distribuiti numeri parziali e non spiegati — aggiunge — e questa non è mai una bella cosa. È un episodio grave anche perché sono temi che interessano molti italiani. Il governo vuole trovare una soluzione. Ma i numeri devono essere giusti. Sono mesi che chiedo all’Inps di darmi dei numeri corretti e corredati di soluzioni che si possano spiegare al pubblico. È stata una scelta irresponsabile per danneggiare il governo». Le parole del ministro esprimono il suo fortissimo disappunto e provocano ulteriori polemiche perché sottendono che, non si trattasse di alti funzionari pubblici, lei ne avrebbe già chiesto la testa. In ogni caso, Elsa Fornero aggiunge di essere disposta «ad andare in Parlamento». E martedì sarà nell’aula del Senato.
Nonostante questo, su di lei piovono molte critiche. La Cgil (con Vera Lamonica) la esorta «a convocare immediatamente i sindacati, anziché scaricare le responsabilità sui vertici dell’Inps». Anche Domenico Proietti (Uil) invita il governo a risolvere la questione dato che «è emersa una volontà del Parlamento». Intanto il leader di Confindustria, Giorgio Squinzi, mette subito in chiaro che «eventuali errori di valutazione fatti non devono essere messi a carico delle aziende che sono già sotto pressione».
Le reazioni più piccate, però, giungono dal campo politico, senza distinzione di collocazione, tanto che Fabrizio Cicchitto (Pdl) invoca «l’intervento del Capo dello Stato, vista la delicatezza della situazione». Forse l’unico che evita toni aspri è il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini. «Il tempo è scaduto. Adesso vogliamo chiarezza», scrive su Facebook. Angelino Alfano su Twitter si indigna: «Persone non numeri. Quando si parla di esodati, dobbiamo renderci conto che dietro il dramma ci sono padri e madri di famiglia». Anche il presidente del Pd, Rosy Bindi, ricorda che «il ministro Fornero è il ministro vigilante sull’Inps, e il suo compito è fornire numeri esatti e non minacciare i vertici dell’Istituto». Per la Bindi «ostinarsi a non trovare una soluzione è una diabolica perseveranza». Altrettanto duro è il commento di Nichi Vendola (Sel). «Presentarsi — dice — con la spocchia dei grandi riformatori, sbagliare i conti sulla vita degli altri è una prova di sciatteria». E così l’ex ministro Renato Brunetta difende «il bravo presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua» e attacca il ministro Fornero perché «non sono stati pubblicati numeri coerenti con quelli forniti da lei: ci sarebbe da ridere se non fossimo in mano a un governo di professori e se non fossero in ballo le vite di quasi 400 mila persone in carne ed ossa».

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