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Formazione, tagliate le risorse

Venti milioni di euro per il 2015 e 120 milioni all’anno a partire dal 2016. È questo il conto che il disegno di legge di stabilità 2015 presenta alla vasta platea dei lavoratori che si avvalgono della possibilità di accrescere il loro know how professionale.
Il comma 7 dell’articolo 45 del disegno di legge presentato alla Camera testualmente prevede che «con effetto dall’anno 2015 è disposto il versamento all’entrata del bilancio dello Stato, da parte dell’Inps, di 20.000.000 euro per l’anno 2015 e di 120.000.000 euro a decorrere dall’anno 2016 a valere sulle risorse derivanti dall’aumento contributivo di cui all’articolo 25 della legge 21 dicembre 1978, n. 845, a decorrere dall’anno 2015; tali risorse gravano sulle quote destinate ai fondi interprofessionali per la formazione continua».
Non è la prima volta che, per finanziare gli ammortizzatori in deroga, la longa manus pubblica si protende verso le risorse economiche contenute nel fondo per la formazione interprofessionale, alimentato dal gettito del contributo integrativo previsto dall’articolo 25, della legge 845/78. Per il 2013, l’articolo 4 del Dl 54/2013 stabilì di assegnare agli ammortizzatori in deroga 246 milioni delle risorse derivanti dal gettito complessivo (sia quello destinato ai Fondi interprofessionali che quello di finanziamento del Fondo sociale) del contributo di cui alla legge 845/1978 (0,30%).
Stessa soluzione è stata adottata per il 2014. Infatti, il Dl 133/2014, all’articolo 40, prevede una riduzione delle risorse da assegnare ai fondi interprofessionali nella misura di 92.343.544 euro (altri 200 milioni, invece, li recupera dal fondo di rotazione dove confluiscono le risorse di coloro che non aderiscono ai fondi medesimi).
Superfluo ricordare la valenza della formazione continua. L’offerta formativa – destinata ai lavoratori delle aziende aderenti – assume un particolare rilievo strategico in quanto accresce la competitività delle imprese e, più in generale, dell’intero sistema produttivo e, contemporaneamente, consente ai lavoratori una maggiore e più duratura occupabilità. Malgrado ciò, oggi si torna alla carica e l’obiettivo è sempre lo stesso: erodere un “salvadanaio” che al momento presenta delle eccedenze positive.
I fondi paritetici inteprofessionali nazionali per la formazione continua vengono costituiti dalle organizzazioni di rappresentanza delle parti sociali attraverso specifici accordi interconfederali stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori maggiormente rappresentative sul piano nazionale. I fondi si prefiggono principalmente lo scopo di promuovere e finanziare piani formativi aziendali territoriali, settoriali o regionali, finalizzati alla promozione e allo sviluppo della formazione professionale continua dei lavoratori.
È stata la legge 388/2000 (articolo 118), successivamente modificata e integrata, a introdurli nel nostro sistema, nel loro attuale assetto. Per il loro finanziamento, nessun ulteriore onere è posto a carico delle aziende. Infatti, aderendo ai fondi, il carico contributivo non aumenta in quanto lo 0,30% è già compreso nell’aliquota (1,61%), versata dai datori di lavoro all’Inps per la disoccupazione involontaria (fino al 2012) e per l’Aspi dal 2013. L’istituto di previdenza provvede, quindi, a trasferirlo al fondo indicato dal datore di lavoro all’atto dell’adesione facoltativa. In qualunque momento dell’anno le aziende possono aderire o revocare la precedente scelta precedente.

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