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Formazione e digitale Il piano per dare lavoro a tre milioni di persone

Si accelera sulle politiche attive del lavoro. Il piano Gol, Garanzia per l’occupabilità dei lavoratori – con i cinque percorsi da offrire a quanti non hanno un’occupazione – sarà «in funzione prima dell’autunno», ha annunciato ieri il ministro del Lavoro Andrea Orlando, presentando il piano a imprese e sindacati. Il riferimento è al decreto interministeriale che definirà i contorni di Gol e una prima ripartizione delle risorse tra le Regioni, titolari con lo Stato delle politiche attive e della formazione. Decreto che potrebbe dunque arrivare entro due settimane.Un’accelerazione importante, frutto anche del pressing di Palazzo Chigi degli ultimi giorni. In ballo ci sono 5 miliardi di fondi europei – tra Recovery e il programma React-Eu – per coinvolgere 3 milioni di persone entro il 2025, di cui almeno 800 mila da destinare alla formazione, specie digitale, e il 75% scelto tra donne, disoccupati di lunga durata, disabili, under 30, over 55. Il premier Draghi, una settimana fa, ha indicato proprio le politiche attive come «problema fondamentale da affrontare perché siamo in un periodo di profonda transizione tecnologica verso un’economia sostenibile e quindi è prevedibile che molti settori dovranno ristrutturarsi». Per questo «bisogna che il governo abbia una visione industriale che permetta di allocare, riaddestrare lavoratori nei vari settori».L’obiettivo di Palazzo Chigi, sposato dal ministro Orlando, è dunque quello di mettere in campo Gol prima della legge di bilancio di metà ottobre che conterrà la riforma degli ammortizzatori in vigore dall’1 gennaio 2022. L’idea è di costruire un ponte tra politiche attive e passive del lavoro che consenta a chi perde il lavoro o sta per perderlo di restare agganciato ai sussidi – cassa integrazione, disoccupazione, reddito di cittadinanza – meno tempo possibile e transitare quanto prima a un nuovo impiego o alla riqualificazione.Sindacati e imprese hanno reagito bene alle slides di Orlando su Gol. Oggi il piano sarà esaminato e di fatto approvato anche dalla Conferenza delle Regioni. Sui territori ha già lavorato il commissario dell’Anpal – l’Agenzia nazionale per le politiche attive – Raffaele Tangorra. D’altro canto il successo di Gol dipende in massima parte dalle Regioni che però sono inadempienti su molti fronti. I concorsi per le assunzioni entro il 2021 di 11.600 nuovi addetti nei 552 Centri per l’impiego – pianificate e finanziate nel 2019 – sono in ritardo: siamo a meno del 10% di assunti, da affiancare agli 8 mila addetti esistenti. Poco o nulla è stato speso del miliardo a disposizione per le sedi e la formazione degli operatori. Il contratto dei navigator scade il 31 dicembre. Il loro numero si è ridotto da 2.980 a 2.476, molti stanno facendo i concorsi. Cisl e Uil ieri hanno chiesto una proroga del loro contratto di collaborazione con Anpal Servizi, temendo l’implosione dei Centri per l’impiego, caricati dei nuovi disoccupati per la crisi Covid – 265 mila posti ancora da recuperare e pure dei percettori di reddito di cittadinanza da collocare.Ma l’impressione è che Palazzo Chigi, preoccupato dei tempi lunghi delle Regioni e conscio di quelli più brevi e ben scanditi di Bruxelles, non disdegni in questa fase un coinvolgimento maggiore delle Agenzie private del lavoro, almeno su due dei cinque profili di Gol, quelli dei lavoratori con più probabilità di essere rioccupati. «Un incontro positivo e utile, ma non ancora decisivo», quello di ieri con Orlando, per Luigi Sbarra, leader Cisl. «Ora bisogna passare dalle slides ai fatti concreti e serve una regia nazionale degna di questo nome». Anche Pierpaolo Bombardieri (Uil) plaude al percorso, ma propone di «rivedere il rapporto con le Regioni, a partire da un sistema informativo unico». Mentre Tania Scacchetti (Cgil) chiede una «stretta connessione» del piano Gol con la riforma degli ammortizzatori e con «una politica industriale di investimenti, senza la quale il Paese non torna a crescere ».

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