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Forfait sui «vecchi» depositi

Il rientro dei capitali trova un nuovo nodo da scogliere: la compatibilità con le regole comunitarie delle modifiche allo studio del Parlamento dopo lo stop che è arrivato alla versione originaria della voluntary (si veda anche l’articolo sotto). Il timore è chiaro: più l’operazione somiglierà a un condono più facilmente potrà incorrere nelle critiche di Bruxelles. E il problema emerge proprio ora che si stanno per tirare le fila delle proposte. Qui si gioca la partita che coinvolge Bruxelles: l’Italia, in passato, è stata bacchettata sui condoni proprio per aver “coinvolto” in sanatorie molto ampie anche l’Iva che è pur sempre un’imposta comunitaria. Il primo chiarimento è previsto per dopodomani: giovedì, infatti, si riunirà il comitato ristretto istituito alla commissione Finanze dalla Camera. Sul tavolo il testo di Marco Causi (Pd) che ripropone il progetto del Governo presentato nel Dl 4, poi convertito solo in parte. Che dovrà misurarsi con il testo proposto dal presidente della commissione, Daniele Capezzone, e con la posizione del Governo.
La campagna per il rientro dei capitali dall’estero si iscrive in un movimento finalizzato alla lotta all’evasione internazionale che trova la base nelle indicazioni arrivate dall’Ocse. Questo movimento ha spinto, in una prima fase, anche l’Italia a facilitare il più possibile i rientri (con l’utilizzo più ampio possibile di ravvedimenti e sconti sulle sanzioni). In seguito, con il Dl 4, il Governo ha puntato a rendere ancora più efficace l’operazione. Le regole sul rientro sono state poi stralciate e la parola è passata al Parlamento. Finora ci sono state circa 200 adesioni per incassi “prenotati” già rilevanti, nell’ordine di alcune centinaia di milioni di euro. In relazione al vecchio Dl le critiche degli operatori si sono concentrate su una serie di punti. Da un lato la necessità di rendere più efficace lo sconto penale riconosciuto a chi emerge e, dall’altro, quella di evitare riflessi per soggetti terzi (per esempio i professionisti). Un peso rilevante lo occupa il problema dell’abbattimento di imposte e sanzioni per chi rientra, sia nella forma dello sconto generale, sia in quella del forfait per capitali di valore limitato.
Il Governo, peraltro, proprio nel Def appena varato ha messo tre punti fermi: il rientro dei capitali resta determinante per i fondi che ne possono derivare; va completato nel suo impianto entro settembre; deve avvenire senza sconti sulle imposte. «Stiamo lavorando – spiega Giovanni Sanga (Pd), relatore del Dl 4 – sull’impostazione Ocse. Con disponibilità a discutere sugli aspetti penali, sulla riduzione delle sanzioni oltre che sulla semplificazione della procedura. Sulle imposte si aprirà un confronto. Certo che se il modello resta l’Ocse non sembrano esserci grandi margini». Una linea che sembra condivisa da Marco Causi che spiega: «L’operazione deve rimanere un ravvedimento operoso rafforzato con modalità molto semplificate. Si può pensare a un forfait per il rientro di capitali di lunga data, per esempio detenuti da più di cinque anni in Paesi white list e da più di otto anni in Paesi black list». Su posizioni differenti il presidente della commissione Finanze, Daniele Capezzone (Fi): «Il problema è – spiega – la coloritura del provvedimento, la sua capacità di essere attrattivo e di essere più liberale». A questo punto, si potrebbero sintetizzare così i punti fermi: strada aperta su semplificazione e tutele penali allargate. Spazio a riduzioni delle sanzioni. Forfait per capitali di lunga giacenza e (forse) di basso valore. Invece la partita è tutta da giocare sul taglio generale alle imposte. Anche perché in altri Paesi (Spagna, Gran Bretagna) il vincolo è rimasto.

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