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Ford rilancia: in Europa torneremo al profitto Gm cancella Chevrolet

BARCELLONA — Le due facce di Detroit. La Ford che rafforza gli investimenti in Europa convinta che l’economia si sta rimettendo in moto. La General Motors che nella stessa giornata a sorpresa annuncia il ritiro del marchio Chevrolet dal Vecchio Continente per aiutare la Opel nel rilancio. C’è il volto rilassato del presidente Bill Ford a presentare il piano prodotti (25 novità nei prossimi cinque anni): «La sfida che viviamo qui è molto simile a quella che abbiamo affrontato qualche anno fa in America, come allora ne usciremo più forti». Il discendente di Henry è ottimista, spiega che «il piano di trasformazione delle attività europee procede a grande velocità». L’obiettivo è tornare all’utile nel 2015. Negli Usa i profitti volano per la forte richiesta di Suv e pick up (i margini di guadagno hanno superato il 10%, cifre da marchio di lusso), qui le perdite si sono ridotte (228 milioni di dollari nel terzo trimestre) rispetto a un anno fa. Il board ha preso decisioni drastiche per contenerle: la chiusura della fabbrica di Genk e di altri due impianti in Inghilterra con un taglio della capacità produttiva del 18% e migliaia di esuberi. Ma la situazione resta complessa: «Ci sono paesi come l’Inghilterra, la Germania e la Spagna che vanno bene — spiega Stephen Odell, vice presidente con delega sull’Europa — ma nel complesso è una crescita modesta e per il 2014 è difficile dare numeri. Anche se qualche segnale di ottimismo si vede: prevediamo una ripresa del 20% nei prossimi cinque anni soprattutto per il contributo della Russia e dei paesi dell’est». La strategia «one Ford» è il frutto del lavoro del dall’amministratore delegato Alan Mullaly che torna a smentire i rumors su un suo passaggio alla guida di Microsoft: «Sto bene in Ford, non c’è alcun cambio di programma». Il piano si basa su modelli, adattabili con poche modifiche ai vari mercati: un meccanismo che consente di risparmiare miliardi di dollari grazie alle piattaforme comuni. E di utilizzare meglio le fabbriche sparse nel mondo: alcuni dei prodotti destinati all’Europa saranno importati da India, Sud America e Usa, come il Suv Ecosport e la sportiva Mustang. Fra le conseguenza di questa strategia c’è anche la fine dell’accordo con la Fiat per la produzione della citycar Ka che nasce a Tychy sulla base della 500. A Barcellona è stata presentate l’erede, una vettura «globale» che arriverà anche da noi. Quando? Gli americani non si sbilanciano, il contratto con il Lingotto dura ancora fino a tutto il 2015. E anche se i rapporti fra i due costruttori «sono eccellenti» — ci tiene a sottolineare Odell — ognuno prenderà la sua strada. Difficile che avvenga prima del 2016. A quel punto la fabbrica polacca dovrà coprire il buco. Non è ancora chiaro come. Nei mesi scorsi sono circolate alcune ipotesi, come quella di concentrare la produzione della 500 con l’arrivo del nuovo modello in un unico sito (quello per gli Usa ora nasce in Messico a Toluca), ma non è stata presa alcuna decisione da parte di Fiat. Un gioco d’incastri che fa capire quanto sia difficile per i produttori muoversi in Europa dove la domanda di auto è scesa ai livelli di trent’anni fa. La ricetta di General Motors è radicale: il marchio Chevrolet non venderà più le sue auto in Europa dal 2016, mantenendo un presidio solo in Russia. In realtà dietro alla clamorosa ritirata — Chevrolet era considerato il brand globale di Gm, introdotto qui nel 2005 per sostituire Daewoo — c’è la volontà di concentrarsi su Opel per mettere fine alle perdite. Una volta per tutte. A costo di farsi la guerra in famiglia. L’uscita comunque non sarà indolore: il gruppo stima costi fra 700 milioni e un miliardo di dollari di qui alla metà dell’anno prossimo.

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