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Fontana indagato per autoriciclaggio Le nuove accuse sui soldi in Svizzera

Doveva essere un risarcimento al cognato, ma quel bonifico da 250 mila euro dal suo conto Ubs di Lugano è costato al governatore Attilio Fontana molto di più: ieri la procura di Milano ha inoltrato una richiesta di rogatoria alle autorità elvetiche e indagato il politico leghista per autoriciclaggio e falsa dichiarazione in voluntary.
In piena emergenza sanitaria, la centrale acquisti della Regione (Aria) compra 75mila camici dal cognato del governatore, Andrea Dini. Quando si scopre il conflitto d’interessi, Fontana trasforma la vendita in donazione e decide di bonificare 250 mila euro al cognato dalla Svizzera. L’operazione viene bloccata dalla fiduciaria milanese che gestisce il conto, ma fa scoprire i 5,3 milioni che Fontana ha riportato in Italia con la voluntary disclosure nel 2015. Capitali su cui ora i pm Carlo Scalas, Luigi Furno e Paolo Filippini, coordinati dall’aggiunto Maurizio Romanelli, vogliono chiarire l’effettiva natura e provenienza. Quelli depositati in Svizzera sono i risparmi di una vita della madre dentista, ereditati dopo la morte a 92 anni, o potrebbero essere proventi non dichiarati al fisco dell’attività da avvocato di Fontana? La decisione di inoltrare una rogatoria in Svizzera viene resa pubblica con uno stringato comunicato del capo della procura di Milano, Francesco Greco. Scelta che ha lo scopo, si legge, «di completare la documentazione allegata alla domanda di voluntary disclosure» presentata da Fontana, per «approfondire alcuni movimenti finanziari».
La caccia al tesoro
Una scelta a cui la procura è arrivata dopo aver provato per mesi a ricostruire la provenienza del denaro scudato da Fontana. Per cercare di capirci qualcosa in più, il nucleo valutario della Guardia di Finanza di Milano ha bussato alla porta di due studi professionali: uno è quello dell’avvocato fiscalista Valerio Vallefuoco di Roma, l’altro è lo studio commercialista Frattini di Varese. Sono i due professionisti che hanno curato per conto del governatore la voluntary. Nessuno dei due è stato però in grado di fornire il materiale che gli investigatori cercavano. Vallefuoco ha spiegato di aver perso parte della propria documentazione a causa di un allagamento dei suoi uffici, rimandando quindi allo studio di Varese: qui i finanzieri hanno parlato con un commercialista che, a sua volta, ha rimandato a un altro collega indicandolo come colui che aveva visionato e conservato i documenti. Ma anche questo si è rivelato un vicolo cieco: il terzo commercialista risulta deceduto. Rimettere insieme i pezzi con solo la documentazione in Italia, quindi, è risultato più complicato del previsto. Motivo per cui i pm hanno scritto una rogatoria di 14 pagine per chiedere conto alla Svizzera della provenienza di quel denaro, in particolare per quanto riguarda i due milioni che non risultano essere frutto dei risparmi della madre di Fontana. Documenti che finora nemmeno il politico ha ritenuto di dover consegnare ai magistrati. «Il comunicato della procura dà conto della volontà del presidente Fontana di non lasciare ombra alcuna in ordine alla procedura della voluntary, su cui i magistrati intendono fare chiarezza definitiva — hanno replicato ieri gli avvocati Jacopo Pensa e Federico Papa che difendono il governatore — Fontana non intende lasciare alcuna ombra in relazione alla procedura di voluntary disclosure».
Tra Svizzera e Bahamas
Dopo mesi di attesa, la procura ha deciso di fare da sola e di chiarire i molti dei dubbi sul denaro scudato emersi nell’inchiesta sulla fornitura di camici. Quella fornitura di 75mila camici e dispositivi di sicurezza anti Covid affidati da Aria a Dini, ha portato alla prima iscrizione di Fontana — insieme al cognato — per frode in pubbliche forniture: quando si è iniziato a parlare in tv e sui giornali dell’affidamento in conflitto di interessi, la vendita è stata stoppata e trasformata in donazione, e 25mila camici non sono più stati forniti da Dama alla Regione. Contestualmente Fontana ha deciso di risarcire il cognato, ordinando il bonifico da 250mila euro dai suoi 5,3 milioni depositati su un conto alla Ubs Switzerland di Lugano, gestito dalla milanese Unione Fiduciaria e precedentemente — dal 1997 e fino allo scudo fiscale — schermati da un doppio trust alle Bahamas.
Di questo denaro (gestito prima della voluntary da una fondazione familiare, la Obbligo Familienstiftung con sede in Liechtenstein), secondo i primi accertamenti tre milioni sarebbero effettivamente risparmi della madre, mentre nulla si sa sulla provenienza degli altri due milioni. Ed è su questo denaro che la procura intende fare chiarezza e capire se siano o meno frutto di evasione. Sul conto che lo stesso Fontana aveva definito «non operativo fin dagli anni ‘80», secondo l’Agenzia delle Entrate proprio prima della voluntary altro denaro è entrato (600mila euro nel 2015), raggiungendo la cifra massima di 5,3 milioni. Per la procura, movimenti e quantità di capitali difficilmente compatibili coi redditi di una dentista di Varese e con la sua pensione.
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