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FonSai vota l’azione di responsabilità

Le assemblea di Fondiaria Sai e di Milano Assicurazioni hanno detto sì, rispettivamente con oltre il 99,95% e il 99,79% dei consensi, all’azione di responsabilità contro gli ex vertici delle compagnie, in primis la famiglia Ligresti. A questo punto il prossimo passaggio tecnico prevede che il commissario ad acta Matteo Caratozzolo, che ha predisposto la relazione che ha “inchiodato” gli amministratori e in carica fino al prossimo 17 marzo, dia mandato ad un legale per promuovere una causa civile con relativa richiesta di danni. Per Fondiaria Sai Caratozzolo ha ipotizzato danni per complessivi 130 milioni mentre per Milano Assicurazioni per un totale di 115 milioni.
Nel mirino, oltre alla famiglia Ligresti (il capostipite Salvatore ed i figli Jonella, Paolo e Giulia) ci sono i principali manager del gruppo (Fausto Marchionni e Antonio Talarico), i consiglieri d’amministrazione delle due società che più assiduamente hanno votato in consiglio le operazioni in conflitto nonché, per intero, i componenti dei collegi sindacali di delle due compagnie per il mancato controllo sugli sperperi. In particolare, per il cda di FonSai, si tratta di: Andrea Broggini, Vincenzo La Russa (fratello dell’ex ministro della Difesa Ignazio La Russa), Enzo Mei, Cosimo Rucellai, Salvatore Spiniello, Enzo Toselli. E, per quello di Milano gli “imputati” sono: Salvatore Rubino e Umberto Bocchino oltre a quelli già incolpati nella capogruppo.
Alla decisione si è arrivati con il voto favorevole di Unipol. Una presa di posizione che alla vigilia non era scontata considerato che il gruppo di Bologna, quando ha firmato l’accordo per la maxi fusione a quattro, ha concesso la manleva ai manager, esclusa la famiglia. Ieri Carlo Cimbri, amministratore delegato di Ugf, ha spiegato così la presa di posizione: «Riteniamo che la manleva non abbia nessuna efficacia» di fronte ai fatti denunciati dal commissario dell’Isvap. Cimbri ha poi precisato: «Abbiamo valutato nel cda di Unipol la situazione, la relazione del commissario e i contratti e la manleva. Per l’interesse sociale di Fonsai abbiamo ritenuto opportuno votare l’azione di responsabilità. Riteniamo che di fronte a queste situazioni la manleva non abbia alcuna efficacia. Se qualcuno la penserà diversamente discuteremo e ci difenderemo». Quanto alle somme recuperabili, il manager si è limitato a dire che allo stato «non è possibile pronunciarsi, saranno i giudizi a determinarle». Di certo, nell’intenzione di Unipol e nel voto che tramite Premafin ha espresso all’assemblea di FonSai, c’è la volontà di dare un segnale forte di «discontinuità» rispetto al passato. Riguardo al cambio di strategia, a convincere Unipol a cambiare posizione sarebbe stata proprio la relazione di Caratozzolo. Un atto d’accusa senza mezzi termini: «La famiglia e i veicoli societari ad essa riconducibili hanno rappresentato per almeno otto anni l’unico interlocutore del gruppo FonSai nel settore degli investimenti immobiliari grazie anche all’operato degli uomini di fiducia» che ricoprivano ruoli chiave all’interno della galassia. L’esito è stato un «sistematico anomalo squilibrio delle operazioni a vantaggio delle controparti e a danno del gruppo FonSai». Gli esempi si sprecano. Il più eclatante è forse il caso Atahotels. E su quella vicenda Caratozzolo nella sua relazione non fa sconti. Solo per quell’operazione il conto complessivo è da 100 milioni alla quale va poi aggiunto il saldo di una serie di altre operazione immobiliari: «In tutte il gruppo FonSai è stato sottomesso alla volontà dei Ligresti pagando più del dovuto e spesso non ottenendo nemmeno la realizzazione dell’investimento». Senza contare che «l’opera di spoglio da parte dei componenti della famiglia Ligresti si è realizzata a partire dal 2003 anche attraverso il conferimento a Salvatore Ligresti di una serie di incarichi di consulenza», che tra il 2003 e il 2011 hanno permesso all’Ingegnere di incassare qualcosa come 42,2 milioni.

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