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FonSai, vertice Procura-Consob

È ancora presto per capire se l’inchiesta della procura di Milano su Salvatore Ligresti si stia avviando verso un nuovo salto di qualità. Ciò che sembra emergere, invece, è che il sostituto procuratore Luigi Orsi, titolare dell’indagine, intende vederci chiaro sul ruolo di Mediobanca nell’operazione Unipol-Fonsai. Sotto i riflettori del pm, infatti, non ci sarebbe più soltanto l’amministratore delegato di piazzetta Cuccia, Alberto Nagel, iscritto nel registro degli indagati per ostacolo alle autorità di vigilanza, ma anche l’istituto di credito.
La misteriosa vicenda del papello – il foglietto di carta sul quale erano state vergate a mano le condizioni della famiglia Ligresti per lasciare campo libero alla fusione Unipol-Fonsai, inopinatamente firmato da Nagel e affidato alle cure dell’avvocato Cristina Rossello, segretario del patto di sindacato di Mediobanca – rischia di trascinare nell’inchiesta l’istituto di piazzetta Cuccia. Orsi, infatti, intenderebbe verificare le modalità delle comunicazioni della banca sul documento, per valutare se siano state fornite al mercato informazioni fuorvianti.
Ieri il pm ha ricevuto nella sua stanza al quarto piano del palazzo di giustizia di Milano gli uomini della Consob per fare il punto sui vari filoni dell’inchiesta. E tra questi anche la vicenda del papello. Non va dimenticato che tutta l’indagine è partita da un esposto presentato dalla Consob alla procura di Milano dopo che l’istituto presieduto da Giuseppe Vegas aveva indagato sulla vera proprietà dei trust delle Bahamas titolari di un pacchetto del 20% di Premafin. Sulla base di quell’esposto, Orsi aveva iscritto Salvatore Ligresti nel registro degli indagati per aggiotaggio e ostacolo alle autorità di vigilanza.
Nell’interrogatorio del primo agosto, Nagel si era difeso spiegando che la firma sul documento era stata apposta «per presa visione» e soltanto perchè in quel momento – era il 17 maggio – i Ligresti erano ancora proprietari di Premafin e avrebbero potuto mandare a monte l’intera operazione Unipol-Fonsai. L’amministratore delegato di Mediobanca, dunque, avrebbe firmato le richieste della famiglia del finanziere siciliano solo per assicurarsi un «comportamento rettilineo» dei Ligresti ed evitare un colpo di coda. Il 24 luglio Mediobanca aveva fatto sapere che non c’era nessuna intesa con i Ligresti. Tre giorni dopo, su richiesta della Consob, piazzetta Cuccia aveva ribadito in una nota di non aver stipulato nessun accordo con la famiglia nell’ambito del progetto di matrimonio tra Unipol e Fonsai.
La procura, dunque, va avanti sul presunto accordo Nagel-Ligresti ma nel frattempo procedono anche gli altri filoni dell’inchiesta. Orsi torna a concentrarsi anche sulle società a monte dell’ex galassia Ligresti, ossia su Imco e Sinergia, le holding dichiarate fallite dal tribunale di Milano. Su questo fronte si attende la presentazione di una proposta di concordato fallimentare che prevederebbe il pagamento del 100% dei crediti ai creditori non bancari. Il patrimonio immobiliare delle due società (sostanzialmente l’area del Cerba di Milano) verrebbe conferito a un fondo del quale le banche creditrici sottoscriverebbero delle quote in proporzione ai crediti vantati. Le aree e gli immobili verrebbero messe a reddito. Non è ancora chiaro se la gestione del fondo verrà affidata alla Hines di Manfredi Catella.

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