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Fonsai verso l’aumento Passo indietro dei Ligresti

di Sergio Bocconi

MILANO — Per Fonsai diventa più forte l'ipotesi di un nuovo aumento di capitale. Ieri dalla riunione fra l'advisor finanziario Goldman Sachs, quello legale Carbonetti, il direttore generale Piergiorgio Peluso e i consiglieri indipendenti della compagnia di Salvatore Ligresti sarebbe emerso un certo consenso verso un'azione di capital management che parta da un rafforzamento patrimoniale con intervento di equity.
Nessuna decisione è stata presa ieri, anche perché non era la sede e cifre non sono ancora definite (Mediobanca, maggior creditore di Fonsai, si era espressa per una necessità di un aumento da 600 milioni). Ma la direzione favorita da Goldman Sachs sarebbe appunto quella di una delibera «forte», quindi probabilmente nel senso dell'aumento di capitale, già nel consiglio di amministrazione in calendario domani.
Sempre ieri l'amministratore delegato di Fonsai Emanuele Erbetta ha incontrato a Roma il numero uno dell'Isvap, Giancarlo Giannini: l'authority ha chiesto alla compagnia con lettera del 24 novembre di allentare i legami di governance fra la holding Premafin e la controllata Fonsai e di rafforzare stabilmente attraverso misure strutturali il margine di solvibilità, sceso a quota 111% pur dopo gli aumenti già effettuati nei mesi scorsi, Fonsai deve rispondere entro il 24 dicembre e, con le tre dimissioni nei giorni scorsi dal board Premafin, lo ha in parte già fatto sul tema della governance. Nel corso del colloquio fra Giannini ed Erbetta sarebbe stata esaminata anche la possibilità di un limitato slittamento dei tempi per quanto riguarda la risposta (in particolare sul capitolo degli interventi sul patrimonio), ma l'Isvap si sarebbe riservata di formalizzare una risposta nelle prossime ore. A giudicare dal pressing esercitato negli ultimi tempi dall'Isvap (che in passato non è stata sempre così sollecita) dilazioni appaiono poco probabili.
Del resto anche Unicredit, principale creditore di Sinergia (la holding non quotata dei Ligresti) e di Premafin, e socio con il 6,6% di Fonsai non appare più disponibile ad atteggiamenti «flessibili», come ha del resto reso chiaro lunedì il no alle richieste di Sinergia su moratoria di interessi e nuova finanza. Ieri Federico Ghizzoni, amministratore delegato di Unicredit, ha detto che la compagnia di Ligresti appartiene a una serie di «gruppi con una gestione discutibile che però sono asset importanti per il Paese». Questi gruppi, ha aggiunto, «si devono rinnovare ed essere più indipendenti rispetto al passato».
Parole che in questa fase per l'ingegnere possono significare due cose: l'asset va preservato ma con una profonda ristrutturazione nella gestione e, se necessario, anche negli assetti societari. È evidente che in caso di aumento i Ligresti non disporrebbero delle risorse per mantenere la partecipazione attuale: Premafin potrebbe dunque scendere in Fonsai dall'attuale 35% (in pegno e con covenant in forte tensione) al 10-15%. Eventualità che Ligresti non sarebbe disposto a considerare, anche se c'è chi ritiene possibile qualche appello a «truppe amiche». Certo è che Fonsai ieri ha perso il 7,22% e vale in Borsa meno di 300 milioni contro un capitale sociale post aumento di 494. La holding Premafin, che ieri ha ceduto l'1,4%, ne vale 50. La metà della quota nella controllata ai valori attuali.
 

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