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Fonsai: «Unipol al 61% dopo la fusione»

MILANO — Al termine di un consiglio fiume ieri Fonsai ha mandato a Premafin, Milano e (per conoscenza) a Unipol la sua proposta sui concambi: secondo tali indicazioni il gruppo di Bologna potrebbe controllare il nuovo polo assicurativo post fusione a quattro con il 61,05%. Una percentuale che si confronta con il 66,7% indicato inizialmente dalla società guidata da Carlo Cimbri e con il concambio circolato nelle scorse settimane quale frutto di un successivo negoziato fra i vertici delle compagnie, pari al 61,8%. A questo punto Unipol, dopo che Premafin e Milano avranno deciso (entro lunedì) e le indicazioni diventeranno a tutti gli effetti formali, passerà a una loro valutazione. E da ambienti vicini al gruppo bolognese sembra di capire che l’esito appaia al momento tutt’altro che scontato. Nessun consiglio peraltro risulta ancora convocato.
Il lungo board di Fonsai, che ha anche dato disponibilità ad approfondire la nuova offerta di Sator e Palladio fino a quando sarà pervenuta la risposta di Unipol sui concambi (quindi, in caso di accordo, dovrebbe automaticamente decadere) ha dunque formulato le proposte sui concambi, inviando a Premafin e Milano i rispettivi pesi che potrebbero essere assegnati agli azionisti delle singole società dopo la fusione, in relazione anzitutto alla ripartizione «macro» indicata per Unipol. Per Fondiaria-Sai, controllata per il 35% da Premafin, viene proposto il 27,45%; per la Milano, a sua volta controllata da Fonsai con il 63%, viene indicato il 10,7%, mentre per la holding la quota assegnata è pari allo 0,85%. Numero però che non è compreso nel range già deliberato ieri dalla stessa Premafin: preso atto delle indicazioni dell’advisor Leonardo e sulla base del parere del comitato parti correlate, la holding ha valutato che la quota di pertinenza degli attuali azionisti della holding possa essere compresa tra 0,98% e 1,66%. Oggi il board presieduto da Giulia Ligresti si riunirà di nuovo per decidere su quanto ricevuto da Fonsai. La Milano invece, il cui consiglio è stato quasi integralmente rinnovato di recente in relazione alla normativa sui doppi incarichi, ha convocato gli amministratori per lunedì.
Non è chiaro a questo punto se si arriverà con un’indicazione definitiva in tempo per l’assemblea di Premafin: i soci della holding sono chiamati ad approvare l’aumento di capitale da 400 milioni riservato a Unipol, operazione però a cui manca ancora il dato preliminare fondamentale, i concambi definitivi, appunto. L’aumento poi, che deve consentire a Premafin di sottoscrivere la propria quota parte (35%) della ricapitalizzazione di Fonsai, da solo non è sufficiente perché la società possa continuare nel piano di risanamento ex l’articolo 67 della legge fallimentare: non è stato ancora perfezionato l’accordo di ristrutturazione del debito con le banche, disponibili a sottoscriverlo solo all’interno dell’accordo di aggregazione con Unipol. Rispetto al quale però manca come si è detto il dato chiave: sempre l’intesa definitiva sui concambi. Premafin dunque è «in bilico» perché senza l’accordo formale con le banche, che secondo alcune voci potrebbe però arrivare comunque oggi o al massimo lunedì, dovrebbe venire a mancare la continuità aziendale. E a fine maggio gli istituti creditori (per 368 milioni) potrebbero escutere il pegno sulla partecipazione in Fonsai, diventando così i soci di maggioranza con circa il 42% se si considera anche la partecipazione già detenuta da Unicredit (6,6%) in patto con Premafin.

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