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Fonsai, sinistri non coperti Caccia a 600 milioni

Potrebbe chiudersi entro luglio almeno una parte dell’inchiesta di Torino su Fondiaria-Sai. L’accelerazione nell’indagine dei pm Marco Gianoglio e Vittorio Nessi ha portato martedì a 14 avvisi di garanzia, a cominciare da quello all’ex patron Salvatore Ligresti, finora non toccato dalle indagini torinesi, per falso in bilancio, falso in prospetto e soprattutto di manipolazione del mercato sui presunti occultamenti di 600 milioni di riserve sinistri nei conti 2010 della compagnia. In sostanza, soldi non accantonati per incidenti da risarcire che non erano ancora stati chiusi. L’ipotesi investigativa è che siano state operate sottoriserve in Fonsai per accumulare provviste (sotto forma di utili distribuibili) così da far arrivare dividendi alla controllante Premafin, l’indebitata holding dei Ligresti. E che i conti — falsati — del 2010, posti alla base del prospetto per l’aumento di capitale del 2011 da 450 milioni avrebbero ingannato sottoscrittori e mercato.
La riserva sinistri è la posta di bilancio più pesante tra le criticità evidenziate dalla Procura, che si è avvalsa anche delle conclusioni dell’Isvap (il cui ex presidente Giancarlo Giannini è indagato per falso in bilancio). Secondo le indagini i manager di Fonsai — come gli ex amministratori delegati Fausto Marchionni e poi Emanuele Erbetta, entrambi indagati — sarebbero stati «compiacenti» e «consapevoli» della sottoriservazione dei sinistri, nonostante il controllo di gestione avesse evidenziato che quel «buco» delle riserve si stava ingigantendo. La situazione delle riserve era ben chiara anche al mercato, come evidenziò in un report del 2009 un’analista indipendente, Giulia Raffo, della società londinese Autonomous Research, sentita come testimone. Tanto è vero che poi le riserve furono integrate nel 2011 dalla stessa Fonsai per 800 milioni e nel 2012 da Unipol per altrettanti milioni.
Le tecniche per ridurre le riserve erano diverse, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti. C’era la chiusura del sinistro senza seguito, che si realizza quando una compagnia ritiene di non dover risarcire e quindi chiude il fascicolo; in questo caso non si crea una riserva o si riduce di molto il suo ammontare. Successivamente, come per esempio con le cause pendenti, il sinistro viene riaperto l’anno successivo. In sostanza si spostava in avanti il computo nelle riserve, replicando il giochino anno dopo anno. Un altro metodo era la sottostima dei sinistri mortali, per i quali veniva appostata la soglia minima di 250 mila euro e non la più prudente soglia di mezzo milione di euro. Poi c’erano aggiustamenti basati sulle tecniche attuariali, molto complesse, cercando il minore appostamento possibile.
Contemporaneamente, nel massimo riserbo, vanno avanti le indagini sulle operazioni immobiliari per centinaia di milioni di euro realizzate con gli stessi Ligresti, soci di controllo e dunque «parti correlate». I due tronconi viaggiano paralleli e hanno necessitato di una ricostruzione degli ultimi anni della compagnia, per la quale sono stati sentiti come persone informate sui fatti diversi banchieri coinvolti nel salvataggio di Fonsai.
Due mesi fa circa è stato ascoltato dai pm torinesi Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca (indagato a Milano per ostacolo alla vigilanza per il «papello», la lettera con i desiderata della famiglia Ligresti per lasciare la compagnia), per una ricostruzione storica del rapporto con Fonsai e dell’esposizione di 1 miliardo verso la compagnia. L’amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, è stato sentito sull’aumento del 2011 sottoscritto da Unicredit e sul ruolo della banca come principale creditore di Premafin. Al numero uno di Unipol, Carlo Cimbri, è stata invece chiesta una ricognizione sulla salute di Fonsai, di cui è amministratore delegato dal novembre scorso. Ma con i pm starebbe collaborando anche Giulia Ligresti, figlia di Salvatore e sorella di Jonella e Paolo, ex presidente di Premafin. Giulia, indagata, si è presentata spontaneamente e avrebbe illustrato diverse questioni sulla compagnia. Per avere dichiarato nei giorni scorsi che la fusione Unipol-Fonsai è «destinata a naufragare» addebitando al gruppo bolognese «criticità patrimoniali, mai sanate» sui prodotti strutturati, sarà sentita nei prossimi giorni dalla Consob.

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