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FonSai, Salvatore Ligresti tace

Sei ore di interrogatorio non sono bastate a convincere il pm di Torino Marco Gianoglio che, in concorso con la famiglia Ligresti e gli ex vertici di Fonsai Antonio Talarico e Fausto Marchionni, lo accusa di false in bilancio aggravato e manipolazione del mercato.
Forse – anche per questo – il sostituto procuratore che conduce l’indagine che la scorsa settimana ha terremotato gli ex vertici di Fondiaria-Sai, ha deciso di continuare l’interrogatorio di Emanuele Erbetta, ex ad della compagnia di assicurazioni, lunedì prossimo, 29 luglio. Lo stesso giorno in cui – però nel pomeriggio – lo stesso pm Gianoglio dovrebbe interrogare Salvatore Ligresti che ieri, nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al Gip di Milano, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Una scelta scontata, visto che anche le figlie, Jonella e Giulia Maria, si sono mosse nella stessa direzione.
Direzione opposta a quella di Erbetta, che già venerdì scorso, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, si era mostrato sicuro al punto da consegnare al Gip di Novara, Claudio Siclari, alcuni brevi appunti trasmessi poi a Torino.
La sensazione nettissima – anche se il pm Gianoglio tiene la bocca cucita al punto che questo interrogatorio, come del resto lo saranno gli altri, è stato secretato – è che Erbetta non sia riuscito a scalfire la convinzione della Procura che egli fosse perfettamente consapevole del falso nel bilancio civilistico 2010 che anche a lui viene contestato, soprattutto con riferimento alla sottovalutazione della riserva sinistri, con l’aggravante, sottolinea quasi con un vezzo l’ordinanza a pagina 5, di aver commesso il fatto «cagionando un grave nocumento, a un numero di risparmiatori non inferiore a 11.910».
L’avvocato di Erbetta, Cesare Zaccone del Foro di Torino, già in una pausa dell’interrogatorio, intorno alle 12,30, aveva comunicato alla stampa che il suo assistito stava serenamente raccontando il suo profilo di manager dall’ingresso in Fondiaria fino all’uscita. La linea difensiva, dunque, nonostante non fosse stata e non sia ancora ben delineata, sembrava confermare nelle prime ore di ieri quanto affermato nei giorni scorsi. Vale a dire che, di quanto accaduto prima del bilancio 2010, Erbetta non sapeva nulla, visto che ha assunto la carica il 27 gennaio 2011 e che il bilancio 2010, approvato il 23 marzo 2011, è stato firmato solo sotto la garanzia di una totale correttezza contabile. Non a caso, il legale, nell’interrogatorio di garanzia di venerdi scorso nella Procura di Novara, aveva presentato gli ordini del giorno di FonSai dal 2007 al 2012 per testimoniare che il ruolo di ad è stato ricoperto per meno di due fino al 30 ottobre 2012.
Sul punto la difesa ha insistito molto. «I bilanci delle compagnie di assicurazione – dichiara Zaccone al Sole 24 Ore – sono i più complessi e difficili in valore assoluto. Sono il frutto di una serie di elaborazioni a volte impercettibili». A nulla serve far notare che Erbetta avrebbe anche potuto non firmare il bilancio, perché la risposta del suo legale è netta. «Prima di firmare – ribadisce – gli è stato detto che tutto era regolare. Per verificare ogni cosa avrebbe dovuto impiegare mesi. Chiunque leggendo un bilancio di quel tipo farebbe fatica a capirne le pieghe e se sei un amministratore delegato firmi, a maggior ragione in presenza di tutte le garanzie».
Alle 17 di ieri, a interrogatorio finito, la sensazione del muro contro muro si è affacciata ancor più nettamente, anche se Zaccone ha ribadito che «Erbetta ha risposto sempre a tono. Ha risposto bene e ha dato tutte le risposte che poteva dare al momento». Quest’ultima è una sottolineatura importante, perché il pm ha ritenuto di dover fare ulteriori accertamenti e lo stesso Erbetta, quando lunedì prossimo si ritroverà di nuovo nella stanza di Gianoglio, avrà davanti a sé nuova documentazione da esibire e con la quale continuare la propria difesa. Solo al termine, l’avvocato Zaccone potrà eventualmente chiedere i domiciliari per il suo assistito, recluso nel carcere di Novara.

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