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Fonsai, Ligresti collabora con i giudici

Dal primo incontro, casuale, su un volo Milano-Roma, con Enrico Cuccia, ai rapporti iniziati negli anni ‘70 tra le sue società e Mediobanca. È un percorso a ritroso quello che Salvatore Ligresti sta compiendo con il pm milanese Luigi Orsi. Il magistrato è il titolare dell’inchiesta sulla scalata al gruppo Fonsai, che vede il costruttore siciliano, i suoi figli e l’ad di Mediobanca Alberto Nagel, indagati per ostacolo agli organi di vigilanza per il presunto patto occulto tra Mediobanca e la sua famiglia. Ieri, Ligresti è stato ascoltato per circa due ore in procura spiegando i motivi di diverse scalate, raccontando via, via quelli che sono stati i suoi interlocutori e i rapporti con piazzetta Cuccia. Orsi, da quel che si apprende, vuole capire quale tipo di imposizioni può aver formalizzato il management della banca d’affari durante gli ultimi anni. Il perché di operazioni che avrebbero portato, soprattutto negli ultimi anni, al sostanziale default delle principali controllate del gruppo Fonsai. E l’ingegnere di Paternò, non si sarebbe sottraendo a una collaborazione fattiva per spiegare una importante fetta di 40 anni di finanza italiana. «Siamo al quarto interrogatorio, non ci stiamo sottraendo alle richieste del pm», è l’unico commento che si lascia scappare l’avvocato di Ligresti, Fabio Tizzoni.
Intanto, anche l’indagine della procura di Torino ha compiuto nuovi passi ufficiali con perquisizioni in tutta Italia a caccia delle prove sui presunti trucchi contabili nei server di Fonsai. Ieri mattina nelle sedi della compagnia di assicurazioni a Torino, Milano, Napoli e Bari gli uomini del Nucleo tributaria di Torino hanno sequestrato computer e hard disk per trovare i segni delle forzature informatiche che hanno permesso di abbattere, tra il 2008 e il 2011, la voce «riserva sinistri» sottostimata secondo l’Isvap di 300 milioni di euro e, secondo i nuovi amministratori, di ben 800 milioni di euro. Il trucco che veniva utilizzato su suggerimento dei sette indagati per falso in bilancio — tra cui anche i tre figli di Salvatore Ligresti, Emanuele Erbetta e Fausto Marchionni — è stato riferito da alcuni testimoni nel corso degli interrogatori delle scorse settimane. E i procuratori Vittorio Nessi e Marco Gianoglio hanno disposto le perquisizioni in cerca di riscontri. Una parte delle pratiche pendenti, quelle che avrebbero richiesto accantonamenti e avrebbero comportato una riduzione degli utili per gli azionisiti, venivano forzatamente chiuse attraverso il sistema informatico centrale. E a bilancio veniva indicato una previsione di risarcimento per l’anno successivo di molto inferiore a quello reale. In realtà, il sistema informatico periferico, nascosto alle comunicazioni sociali, rilevava l’effettiva situazione.

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