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Fonsai, l’authority parte civile e sul banco degli imputati Ligresti cita il teste Berlusconi

Per la presunta corruzione dell’ex presidente dell’Isvap (ora Ivass, assorbita nella Banca d’Italia) Giancarlo Giannini da parte di Salvatore Ligresti — uno dei filoni d’inchiesta Fonsai — l’autorità di vigilanza sarà in tribunale su entrambi i fronti: danneggiato e responsabile civile.
L’ammissione decisa ieri dai giudici sull’Ivass come responsabile civile significa che, in caso di condanna di Giannini, potrà essere chiamata in solido a risarcire l’eventuale danno: per un’authority, a memoria dei legali, è la prima volta. Ma non lo è in assoluto, tantomeno nei vari processi della vicenda Fonsai: a Torino nel processo per falso in bilancio contro Salvatore e Jonella Ligresti, la nuova Unipol-Sai è contemporaneamente parte civile e responsabile civile, e a Milano (nello stralcio in cui è imputato Paolo Ligresti sempre per falso in bilancio) è anche responsabile ex legge 231. Un intrico di presunte responsabilità e danni subìti che toccherà ai giudici districare.
Nel filone di ieri, secondo il pm Luigi Orsi Giannini avrebbe «chiuso un occhio» su Fonsai in cambio dell’impegno di Ligresti a spendersi presso l’allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per farlo nominare all’antitrust. Per questo ieri Berlusconi è stato chiamato dalla difesa Ligresti (l’avvocato Gian Luigi Tizzoni) come teste, e su quella richiesta la quarta sezione penale presieduta dal giudice Oscar Magi deciderà entro la prossima udienza del 24 febbraio.
A chiamare in causa l’Ivass sono stati 905 piccoli azionisti Fonsai difesi dall’avvocato Fabio Belloni, ammessi come parte civile contro Giannini e Ligresti. Contemporaneamente la stessa Ivass è stata ammessa come parte civile contro i due imputati. In più, essendo imputato Giannini anche di calunnia ai danni degli ex vertici della compagnia, è stato ammesso come parte civile Fausto Marchionni, ex ceo di Fonsai, imputato anch’egli a Torino. La calunnia deriverebbe dalla denuncia per ostacolo alla vigilanza presentata dall’Isvap nel 2012 contro gli amministratori di Fonsai «sapendoli innocenti»: un modo per occultare i presunti mancati controlli del passato.

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