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Fonsai, la lettera della Procura

Il salvataggio di Fonsai a opera di Unipol affronta gli ultimi due, decisivi tornanti: oggi la decisione del Tar del Lazio sull’autorizzazione concessa dall’Isvap, di cui Sator e Palladio chiedono l’annullamento; domani il responso della Consob sui prospetti informativi degli aumenti di capitale di Fonsai e Unipol, che sarà anche la risposta alla lettera che il pm di Milano, Luigi Orsi, ha fatto recapitare a mano alla commissione di controllo sulla Borsa il 4 luglio.
Se accolta, la richiesta di Sator e Palladio azzererebbe la partita proprio mentre Mediobanca sta faticosamente organizzando il consorzio di garanzia delle due emissioni. Il mercato, d’altra parte, attende ancora di conoscere la copertura finanziaria della proposta avanzata dalle società di Matteo Arpe e Roberto Meneguzzo, i cui bilanci 2011 non sono ancora stati resi noti. Dei conti 2011 di Palladio il Corriere aveva dato comunque conto rilevandone la scarsissima liquidità e le minusvalenze teoriche sulle azioni Generali della consociata Ferak. Sempre avvolto nel mistero è il ruolo della grande banca inglese Hsbc che, secondo ricostruzioni ufficiose, aveva emesso strumenti finanziari al servizio della fusione, poi abortita, tra la Palladio e la Hopa di Emilio Gnutti, che aveva aiutato la Popolare di Lodi, di Gianpiero Fiorani, nel fallito assalto all’Antonveneta.
Come si legge in una recente nota, il Sator Private Equity Fund ha ancora disponibili 360 dei 500 milioni promessi dai 20 sottoscrittori, i più rilevanti dei quali sono la stessa Sator, impegnata per 90 milioni di cui 18 versati fino al 2010, e la Fondazione Roma. Il progetto Fonsai assorbirebbe 260 milioni. Né il bilancio né il sito rendono note le regole e la durata del fondo. Tra gli esponenti della società di gestione, la Sator Capital Limited, registrati alla Financial Services Authority, non risulta Arpe. Questo non gli impedisce di guidarla per mano, essendo gli esponenti per lo più dipendenti di Sator. È tuttavia curiosa essendo il fondo l’investimento più importante di un gruppo con 71 milioni di patrimonio netto. Il giudizio del Tar del Lazio rileva anche ai fini della delibera della Consob rispetto alla lettera di Orsi, tre pagine nelle quali il pm milanese chiede due chiarimenti: a) se la Consob abbia riscontrato i dati su Unipol evocati dal progetto Plinio che circola in Rete e se questi possano interferire con la trasparente formulazione dei prospetti; b) se il piano di risanamento finanziario di Premafin (l’aumento di capitale riservato a Unipol, l’integrazione con la medesima e Fonsai e l’accordo con le banche sul debito) ex art. 67 della legge fallimentare sia stato interamente divulgato al mercato. Ora, il progetto Plinio altro non è che l’analisi dell’Unipol fatta da Ernst & Young per conto di Fonsai nel quadro delle negoziazioni sui concambi e pubblicato dal giornale online Linkiesta. Documenti di segno opposto su Fonsai sono ovviamente in possesso di Unipol. Si tratta di queste carte di lavoro strumentali alla trattativa. In ogni caso, la vigilanza sulla solvibilità delle assicurazioni tocca all’Isvap. Di qui l’importanza della sentenza del Tar. Il piano di risanamento ex articolo 67 non dovrebbe contenere particolari segreti. Nei giorni scorsi custode e curatori hanno incontrato anche i rappresentanti dell’Unipol. Starà alla Consob decidere se il piano contenga novità tali da determinare la necessità di rivedere i prospetti. Se accolta con burocratica prudenza, la lettera della Procura farebbe saltare gli aumenti di capitale già previsti su questioni procedurali e aprirebbe la strada non già a Sator e Palladio, prive dell’appoggio dei loro investitori bancari e assicurativi (Veneto Banca, Banco Popolare e Generali), ma a un terzo soggetto che potrebbe essere rappresentato da Intesa Sanpaolo senza che questo terzo soggetto abbia mostrato le sue carte in competizione con Unipol.

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