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Fonsai: il lungo addio (forse) della famiglia Ligresti

di Stefano Righi

Oggi pomeriggio alle 14,30 il consiglio di amministrazione di Fondiaria Sai, terza compagnia assicuratrice operante in Italia, si riunirà per fare il punto a fronte di una situazione di grave difficoltà sia dal punto di vista industriale che finanziario. Il consiglio, inizialmente previsto la scorsa settimana, è stato posticipato ad oggi per valutare le varie possibilità di rafforzamento patrimoniale necessarie alla sopravvivenza competitiva della compagnia.
Il gruppo assicurativo che fa capo alla famiglia di Salvatore Ligresti sta vivendo ore di concreta difficoltà. I fasti del passato sono un ricordo. Lo si è ben capito mercoledì scorso quando l'amministratore delegato Emanuele Erbetta, uomo di fiducia che i Ligresti hanno posto alla guida del gruppo all'inizio di quest'ultima crisi al posto di Fausto Marchionni, ha ottenuto poco conforto dal confronto con Giancarlo Giannini presidente dell'Isvap, l'Autorità di vigilanza sulle assicurazioni, sul piano di rafforzamento patrimoniale. Erbetta ha illustrato la possibilità di creare una newco, una società in cui far confluire le rilevanti partecipazioni finanziarie in capo al gruppo Fonsai (Generali, Mediobanca, Pirelli, Unicredit, Mps e Rcs Mediagroup, che edita questo giornale, per un totale di 803 milioni iscritti a bilancio 2010), aprendo poi il capitale della newco a Credit Suisse che si sarebbe reso disponibile ad acquisire circa il 40 per cento della nuova società in cambio di circa 250 milioni di euro che, portati a capitale, sarebbero valsi una dozzina di punti base nel calcolo del Solvency ratio. L'operazione di per se può essere necessaria, di certo, a parere dell'Isvap, non è sufficiente a mettere in sicurezza Fondiaria Sai che oggi sul mercato è stimata valere circa 370 milioni. Una capitalizzazione ampiamente inferiore all'aumento di capitale realizzato nel corso dell'estate, cinque mesi fa, per un importo totale di 450 milioni. Fondiaria è a un bivio. O mette in vendita parte delle proprie attività, oppure deve rapidamente avviare l'iter per realizzare un nuovo aumento di capitale, che porti almeno 600-700 milioni freschi nelle casse, toccando il miliardo di euro di nuovi mezzi raccolti in meno di un anno.
Cessioni
Il momento non è dei migliori per chi vuole o deve vendere. Ma è certo che questa strada ha un grande vantaggio rispetto all'unica alternativa possibile: mantiene inalterato i rapporti di forza all'interno dell'azionariato. Fonsai — le cui azioni dalla prossima settimana usciranno dall'indice Mib 30, le blue chip di Piazza Affari — oltre all'operazione con il Credit Suisse, potrebbe mettere in cantiere la cessione di un terzo di Igli, società azionista di Impregilo con il 29,866 per cento, verso la quale il gruppo Gavio — che ha già un altro terzo, come la famiglia Benetton — ha dimostrato interesse. A parte Igli, resta poco da alienare, sono soprattutto cespiti immobiliari, che richiedono tempo per essere opportunamente valorizzati.
L'aumento
Il tempo, invece, gioca contro. E il senso di accerchiamento si sta diffondendo. Fondiaria ha poche vie di uscita. La più immediatamente raggiungibile è un nuovo aumento di capitale. Su questa ipotesi convergono le opinioni di Isvap, del socio Unicredit (6,986 per cento) e di Mediobanca, che nei confronti di Fonsai ha un'esposizione di circa un miliardo di euro in forza di un prestito subordinato. Più cauta, fin quando sarà possibile, la famiglia Ligresti. L'aumento infatti verrebbe sostenuto con estrema difficoltà sia dalla holding quotata Premafin, che ha in portafoglio il 35,763 per cento della compagnia, sia dalla non quotata Sinergia. Anche perché quella quota di Fonsai in Premafin è già data in pegno. Si stima un apporto pro quota di circa 175 milioni. Così l'effetto diluizione sarebbe inevitabile per la famiglia dell'ingegnere siciliano.
Partner
La strada è stretta, i vincoli numerosissimi. Il mercato italiano delle polizze, dominato dalle Assicurazioni Generali, impedisce al Leone di Trieste un interesse diretto a rilevare parti di Fonsai. E la stessa Mediobanca, che è primo socio del Leone di Trieste non può entrare nel capitale di Fonsai a evitare conflitti di interesse. Così le direzioni da prendere sono altre. Nell'autunno 2010 Salvatore Ligresti aveva anticipato i tempi cercando un accordo con i francesi di Groupama che venne bloccato sul nascere. Oggi la partnership con i francesi torna di attualità, come pure un accordo con altre compagnie. La più interessata, in un passato recente, sembrava essere la francese Axa, uno dei colossi delle assicurazioni in tutto il mondo, sottodimensionata in Italia. Sarà questo il momento del balzo in avanti? Possibile, ma non sicuro. Per ora però la prima ipotesi sul tavolo resta l'aumento di capitale. Unicredit, dopo essere entrata in società la scorsa estate è pronta a sostenere l'operazione. I Ligresti frenano. Il management — dall'amministratore delegato Erbetta al direttore generale Piergiorgio Peluso — prospettano soluzioni. Oggi si esamineranno tutte le opzioni sul tavolo, i vari dossier, le possibilità di uscita. Poi, la prossima settimana, martedì 20, nuova riunione del cda. A quel punto, il momento delle decisioni sarà arrivato.

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