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“Fonsai, i magistrati puntano su Arcore”

TORINO — È come una calamita attorno alla quale gravitano i nomi più influenti della politica e della finanza italiana l’inchiesta che ha travolto la famiglia Ligresti per il falso in bilancio di Fonsai. Nel diluvio di citazioni che si inseguono tra le oltre mille pagine di intercettazioni telefoniche sono già comparsi il ministro Annamaria Cancellieri, Gianni Letta, Alberto Nagel, Carlo Cimbri, Federico Ghizzoni, Piergiorgio Peluso. Tutti che, prima o dopo e per ragioni diverse, avrebbero sfiorato la corte di don Salvatore Ligresti, imprenditore affermato ma soprattutto maestro nell’arte del capitalismo di relazione che lo ha reso per decenni interlocutore privilegiato tra chi decideva in fatto di nomine e di grandi affari.
Dalle carte che riportano le telefonate degli indagati si scopre ora che la procura di Milano, che ha in piedi una indagine articolata sulla compagnia di assicurazione della famiglia siciliana, punta dritta «ad Arcore» con l’ipotesi di corruzione per l’ex presidente dell’Isvap, Giancarlo Giannini. Il manager Fausto Marchionni, indagato a Torino e intercettato, il 19 dicembre 2012 rivelava all’uomo di fiducia di Ligresti, Alberto Alderisio, il contenuto della testimonianza rilasciata al pubblico ministero milanese Luigi Orsi da un altro manager, Emanuele Erbetta. «Il magistrato cerca le prove della corruzione della famiglia Ligresti nei confronti di Giannini» dice; Erbetta risponde di non saperne nulla e il pm sempre secondo il racconto di Marchionni – lo incalza, «ma come no, è lei che ha voluto essere portato ad Arcore ed è andato ad Arcore a perorare la causa di Giannini». Erbetta nel riferire a Marchionni del suo incontro con il magistrato fa capire che l’atmosfera durante l’interrogatorio è stata tutt’altro che distesa. «Se continua così la sbatto dentro, gli ha detto e, insomma, gli ha piantato una storia gigantesca su “sta roba”». L’ipotesi è che l’Isvap per anni avesse chiuso un occhio su Fonsai in cambio di qualche contropartita. Lo stesso Ligresti avrebbe raccontato di aver interceduto con Berlusconi per far ottenere a Giancarlo Giannini un incarico all’Antitrust. L’ingegnere di Paternò proprio in quell’interrogatorio avrebbe raccontato di avere speso la propria «raccomandazione» più volte di fronte a Berlusconi, citando anche il caso Cancellieri e il suo desiderio, quando era prefetto, di non cambiare incarico.
Per l’accusa di corruzione a Giannini, indagato a Milano, potrebbe fornire la svolta la testimonianza del dirigente Isvap, Giovanni Cucinotta, contenuta nelle carte dell’inchiesta torinese. Cucinotta ha raccontato che il presidente rifiutò di denunciare alla procura i quaranta milioni di consulenze incassati «senza giustificazione» da Salvatore Ligresti: «Giannini disse che erano sciocchezze » e racconta inoltre che «tutte le richieste di ispezione formulate dal mio ufficio furono posticipate».

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