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FonSai, i Ligresti compatti a favore dell’opzione Unipol

di Riccardo Sabbatini

La famiglia Ligresti fa sapere di sostenere il piano di integrazione Unipol-Fonsai e la speculazione su Premafin si sgonfia definitivamente. Anticipando la discussione in programma giovedì al Cda della holding, una "fonte" non meglio identificata vicina agli azionisti di controllo di Premafin ha ieri fatto sapere che i Ligresti sono compatti nel sostenere l'operazione già programmata per il salvataggio di Fonsai (che Premafin partecipa al 35%) e non stanno meditando un salto di cavallo per appoggiare il piano alternativo dei fondi d'investimento Sator-Palladio.
La decisione della famiglia, visti gli incontri del giorno precedente con le banche e con lo stesso ad di Unipol Carlo Cimbri, era già nell'aria. E quindi ha avuto un impatto marginale sul titolo Premafin che, già in ribasso in apertura, ha chiuso la seduta in perdita del 12,5% (a 0,42 euro). Il messaggio dei Ligresti contribuisce comunque a sgombrare il campo dalle illazioni che si erano diffuse nei giorni scorsi, accreditate da una laconico «noi valutiamo tutto» con cui il capofamiglia Salvatore aveva risposto a chi gli chiedeva un'opinione sul piano Palladio-Sator.
La scelta della famiglia rappresenta una via obbligata visto che Premafin ha sottoscritto con Unipol un'esclusiva e, in caso di rottura, dovrebbe sopportarne le conseguenze (l'intesa comunque non quantifica l'ammontare di eventuali penali). Ma, oltre a questo, l'accordo con Unipol è più vantaggioso per i Ligresti che nell'ambito della fusione finale a quattro (Premafin, Unipol assicurazioni, Fonsai e Milano Assicurazioni) potrebbero esercitare il recesso e liquidare la loro quota. Se passasse invece il piano Palladio-Sator Premafin rimarrebbe fuori dalla fusione e non vi sarebbe pertanto alcun recesso.
Su questo punto, comunque, l'insidia per i Ligresti potrebbe venire dalla Consob che sta valutando le richieste di esenzione dall'Opa presentate da Unipol. A ben vedere le esenzioni sono tre. Per la mancata offerta pubblica su Premafin il gruppo bolognese invoca la riserva prevista dal regolamento della Consob in caso di ricapitalizzazione per ristrutturare il debito. Per la mancata Opa a cascata su Fonsai l'esenzione, prevista dal medesimo regolamento, è motivata dalla ricapitalizzazione richiesta da un'autorità (Isvap). E poi vi è la terza esenzione per la cosiddetta "Opa da consolidamento" che scatterebbe quando, con la fusione finale, il controllo su Fonsai passerebbe dall'attuale 35% (esercitato da Premafin) al 51% (in capo a Unipol gruppo). Per evitare quest'ultima Opa il gruppo bolognese sostiene l'unitarietà dell'intero progetto (fusione compresa). Ma, se la Consob si dovesse mettere di traverso Premafin (recesso compreso) rimarrebbe fuori dall'operazione.
Per quanto riguarda le risposte dei regulator – cui Unipol subordina l'esecuzione dei suoi impegni – quella dell'Antitrust potrebbe giungere a fine maggio (considerando i 3 mesi e mezzo complessivamente a disposizione della commissione) e quindi comportare un breve rinvio dell'attuazione della ricapitalizzazione di Fonsai che secondo il timing iniziale si dovrebbe concludere proprio a maggio. Con l'authority della concorrenza Unipol deve concordare il portafoglio Rc auto da dismettere per evitare di detenere una quota dominante di mercato (37%) all'indomani dell'integrazione con Fonsai. Ed è probabile che il ricavato delle cessioni possa essere destinato a ridurre il debito subordinato (400 milioni) che la compagnia di Cimbri ha con Mediobanca al fine da attenuare il vincolo creditizio con Piazzetta Cuccia (primo azionista di Generali) che l'Antitrust potrebbe considerare rilevante per valutare la natura anticompetitiva dell'operazione.
Un problema tempo non dovrebbe invece porsi con l'Isvap. Proprio lunedì la commissione ha infatti comunicato ad Unipol di aver avviato la sua istruttoria che al massimo durerà 60 giorni. Salvo sospensioni (non più di una) la sua risposta arriverà a fine aprile.

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