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FonSai, ecco la perizia che sostiene l’accusa

A Giulia Maria Ligresti, il pm di Torino Marco Gianoglio quella perizia alta così, non l’ha proprio mostrata.
L’una e l’altro erano troppo impegnati nell’interrogatorio che l’ex ad di Premafin Finanziaria e vice presidente di Fondiaria-Sai ieri ha sostenuto per cominciare a difendersi dalle accuse di false comunicazioni sociali e manipolazione del mercato, che a lei ed altri 17 indagati sono piombate sulla testa.
Eppure quella perizia – consegnata ieri alla Procura da uno studio professionale di Milano – era attesa come la manna dal cielo da investigatori e inquirenti perché avrebbe supportato (o meno) il calcolo del presunto danno patrimoniale causato ai soci, corrispondente alla perdita di valore del titolo FonSai nonché alla distruzione dell’investimento per i soci che, avendo sottoscritto il primo aumento di capitale, non si trovavano nelle condizioni di poter sottoscrivere il secondo aumento di capitale.
Il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Torino, il 16 maggio 2013 ha trasmesso alla Procura di Torino una relazione con il calcolo del presunto danno, quantificato in 310 milioni. Per calcolare il danno in funzione della perdita di valore del titolo, le Fiamme Gialle hanno considerato come valore di partenza quello relativo alla data in cui S&P nel 2012 ha reso pubbliche le proprie valutazioni (il 28 ottobre) e, quale valore finale, quello relativo al 23 dicembre. In quella relazione di maggio, le Fiamme Gialle presumevano persino valori superiori. La perizia dello studio professionale quantifica il danno patrimoniale ai soci tra 205 e 265 milioni. Il calcolo, questa volta, è stato fatto sulla base delle oscillazioni del titolo in Borsa in un periodo di tempo analogo a quello considerato dalla Gdf.
Ma la forbice massima di 105 milioni (tra le ipotesi 205 e 310 milioni) non spaventa la Procura, anzi. I pm, ieri, avranno brindato, perché con la perizia – seppur di parte – non solo reggono le indagini tecniche finora svolte ma, cosa infinitamente più importante, tiene l’impianto accusatorio del falso in bilancio aggravato.
I pm Vittorio Nessi e Marco Gianoglio hanno infatti una carta fondamentale in più per dimostrare il “grave nocumento” – contemplato dal V comma dell’articolo 2622 del codice civile – che scatta solo quando abbia riguardato un numero di risparmiatori superiore allo 0,1 per mille della popolazione risultante dall’ultimo censimento Istat, ovvero se sia consistito nella distruzione o riduzione del valore di titoli di entità complessiva superiore allo 0,1 per mille del prodotto interno lordo.
Ebbene, con l’approvazione del bilancio civilistico relativo al 2010, secondo i pm Nessi e Gianoglio, il “grave nocumento” avrebbe riguardato un numero di risparmiatori «non inferiore a 11.910, superiore allo 0,1 per mille della popolazione risultante dall’ultimo censimento Istat (che è 5.700)». Che siano 205 milioni o 310 il “grave nocumento” resta. Come se non bastasse, secondo quanto il Sole-24 Ore è in grado di rilevare, la stima della Procura sulla distruzione o riduzione del valore del titolo è molto superiore allo 0,1 per mille del Pil.
Regge tutto, dunque, al momento, per i pm, compreso il ricorso alle intercettazioni che, nel caso di falso in bilancio non possono essere utilizzate ma in quello di falso bilancio aggravato sì. Di fronte a questo è passato in secondo piano l’interrogatorio (che proseguirà la prossima settimana) di Giulia Maria Ligresti. La figlia di Salvatore è apparsa molto provata, come aveva fatto già notare in mattinata l’avvocato Marco Mittone del Foro di Torino nel corso di una pausa dell’interrogatorio, tanto che non è escluso che a breve, anche a fronte di un atteggiamento collaborativo, possano essere chiesti i domiciliari (attualmente è reclusa a Vercelli). «Il colloquio è stato franco e positivo» ha detto l’avvocato Gian Luigi Tizzoni del Foro di Vigevano al termine dell’interrogatorio, anch’esso, come tutti gli altri, secretato.

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