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Fonsai e il grande ingorgo delle Authority

Ormai l’interrogativo si ripete da tempo: sarà questa la settimana «decisiva» per l’operazione Unipol-Fonsai? In teoria potrebbero arrivare l’accordo sui concambi comprendente la valutazione del gruppo bolognese, il parere completo della Consob sull’esenzione da Opa, il giudizio finale dell’Isvap sul piano.
Quattro per uno
La storia della fusione è diventata davvero infinita. Sotto un profilo tecnico è in parte comprensibile, data la complessità dell’operazione: un’aggregazione di quattro società (Unipol assicurazioni, Premafin, Fonsai e Milano) è un inedito. E se poi si considerano le specificità che ciascuna porta con sé, il puzzle da comporre è destinato ai super-professionisti del genere. Fatto sta che l’operazione è in ritardo sulle tabelle di marcia predisposte inizialmente. Ma soprattutto intorno al dossier si è creata una tale matassa di convocazioni, decisioni rinviate, pronunciamenti e sospensioni da rendere difficile anche per i protagonisti conservare il filo della «narrazione».
Unipol e Premafin, cioè i Ligresti, hanno chiuso l’intesa il 29 gennaio. Il gruppo bolognese ha depositato la richiesta di esenzione dall’Opa per «salvataggio» il 20 febbraio, ha notificato l’aggregazione all’Antitrust il 24 febbraio e contemporaneamente ha depositato in Isvap il piano per l’autorizzazione.
Tempi rispettati
Al momento, passati dunque tre mesi, nessun iter autorizzativo è stato completato. Attenzione però: nessuna authority ha «sforato» sui tempi. L’Antitrust a sorpresa è stata il primo vigilante a intervenire, sospendendo l’operazione perché non si producessero nella sua evoluzione effetti irreversibili per la concorrenza. Con le parti ha quindi definito i «paletti» distinguendo fra gli interventi possibili (come le delibere) e quelli no (come la sottoscrizione di un aumento di capitale). A questo punto l’autorità per la concorrenza presieduta da Giovanni Pitruzzella, che ha aperto formalmente l’istruttoria il 26 aprile, per chiuderla ha tempo 45 giorni più 30 a disposizione dell’Isvap per il parere. Più o meno dunque la bozza del provvedimento sarà consegnata all’istituzione guidata da Giancarlo Giannini entro la prima metà di giugno. A sua volta l’Isvap ha in pratica 80 giorni a disposizione (compresi i 20 di sospensiva) e quindi dovrebbe esprimersi entro questa settimana; la Consob non ha tempi regolamentari per rispondere ai quesiti sull’Opa ma, nel dispositivo inviato a Unipol nei giorni scorsi e completato con le motivazioni il 24 maggio, ha posto alcuni paletti essenziali (qualunque beneficio ai Ligresti è incompatibile con il salvataggio e quindi con l’esenzione da Opa) e per il momento ha lasciato da parte la questione relativa all’esenzione dall’Opa a cascata sulla Milano assicurazioni. In attesa dei concambi.
Il focus della famiglia
E qui, a parte i pochi giorni nei quali è rimasto tutto fermo dopo la sospensione disposta dall’Antitrust in attesa di definire i passi fattibili, la partita dei concambi è stata contrassegnata da continui rinvii che, complessità a parte, hanno fatto pensare soprattutto a motivazioni negoziali e a obiettivi di «comprare tempo» in particolare da parte della famiglia Ligresti, non sempre coesa nel sostenere il piano Unipol e tutt’altro che distratta di fronte alle due contro-offerte, la prima ritirata, la seconda sul tavolo e da approfondire, elaborate da Palladio e Sator.
Così, se la scaletta originale prevedeva la chiusura del negoziato sui concambi per fine marzo, a oggi la partita non è ancora chiusa. Quindi resta aperta la valutazione finale della Consob che è essenziale per il proseguimento del progetto, visto che il gruppo bolognese ha fatto sapere che in caso di risposta negativa farà altro. Cioè uscirà dalla partita. Se poi anche questa sia una posizione prioritariamente negoziale non è per il momento dato sapersi.
Lo sguardo del giudice
E legato sempre alla questione dei valori economici c’è poi l’altro aspetto da non trascurare della vicenda, e che ha visto intervenire un’altra autorità, non di settore però: la magistratura. Le banche creditrici di Premafin, Unicredit e Mediobanca in testa, sono pronte a sottoscrivere l’accordo di ristrutturazione del debito per 368 milioni ma solo all’interno del progetto Unipol perciò gli istituti, dopo aver già ottenuto le delibere da parte dei propri organi competenti, restano anch’esse in attesa che il dossier dei «pesi relativi», e cioè a questo punto della quota di controllo di Unipol sul nuovo aggregato, sia definitivamente chiusa. Senza l’ok delle banche però Premafin non può chiudere il bilancio in continuità: cioè senza l’aumento di capitale e la ristrutturazione del debito la società è a rischio default. Condizione che appunto la Procura di Milano, che ha già chiesto il fallimento per le holding familiari dei Ligresti Sinergia-Imco e ordinato il sequestro del 20% di Premafin detenuto dai trust offshore, osserva con grande attenzione.
A metà giugno ci saranno in calendario l’assemblea di Premafin su bilancio e aumento e si dovrebbe discutere in tribunale il piano di ristrutturazione dei circa 300 milioni di debito ex articolo 182 della legge fallimentare di Sinergia-Imco. Le banche coinvolte sono più o meno le stesse (Piazzetta Cuccia a parte). Dunque un puzzle infinito da comporre e ricomporre e che talvolta lascia la sensazione prevalga un eccesso di auto-tutela che rende il cammino (corsa no di certo) a ostacoli. Nel frattempo gli spread peggiorano, i margini di solvibilità si deteriorano, la necessità di nuovi capitali cresce, il clima di incertezza incentiva la caccia a portafogli e agenti del gruppo Fonsai da parte dei concorrenti. Quando finirà la storia infinita?

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