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Fonsai, azione di responsabilità contro i Ligresti

Il redde rationem per i Ligresti e per gli amministratori che li hanno aiutati nell’impresa di spolpare metodicamente le società di cui erano azionisti di riferimento è fissato per il 13 marzo (il 14 in seconda convocazione). Per quella data infatti i cda di Fonsai e Milano hanno fissato le assemblee chiamate a votare l’azione di responsabilità, come richiesto dal commissario ad acta Matteo Caratozzolo.
Con una relazione di oltre 50 pagine, il professionista ha di fatto confermato le accuse a suo tempo avanzate dal fondo Amber e proposto l’azione di responsabilità (che verrà rimessa al voto dell’assemblea) nei confronti di tutti i membri della famiglia Ligresti, ma anche dello storico amministratore delegato del gruppo, Fausto Marchionni, e di alcuni consiglieri tra cui Vincenzo La Russa, Cosimo Rucellai, Salvatore Rubino, Umberto Bocchino e Antonio Talarico, nonché di quattro componenti del collegio sindacale per Fonsai (e di altrettanti per la Milano assicurazioni).
Le conclusioni cui arriva Caratozzolo sono pesantissime: «l’importo complessivo dei danni causati » dai Ligresti «è ingentissimo, dell’ordine di centinaia di milioni di euro», scrive nella sua relazione. Le tre grandi aree di criticità sono quelle note: Atahotels; ulteriori operazioni nel settore immobiliare;
compensi corrisposti ai componenti della famiglia Ligresti o a società alla stessa riconducibili. Il commissario ricorda che «la famiglia Ligresti e le controparti correlate hanno rappresentato per almeno 8 anni l’unico interlocutore del gruppo Fonsai nel settore degli investimenti immobiliari ». Operazioni in cui si registrava sistematicamente un «anomalo squilibrio a vantaggio delle controparti e a danno del gruppo Fonsai» che, per quanto riguarda le partite immobiliari, «risultava etero-diretto dalla famiglia Ligresti».
Dunque, operazioni in cui la famiglia guadagnava e le società assicurative perdevano ma per le quali Salvatore Ligresti percepiva «abnormi compensi allo scopo di far comprare al gruppo esclusivamente immobili di proprietà delle controparti correlate»: oltre 40 milioni di consulenze per don Salvatore. Ma il presidente onorario non è l’unico a percepire ingenti compensi dal gruppo: nel caso di Jonella, Caratozzolo scrive che «ha ingiustificatamente
beneficiato per alcuni anni di abnormi emolumenti, a danno di Fondiaria Sai medesima»; per non parlare delle sponsorizzazioni a Laità (la srl che possedeva tra gli altri il cavallo Toulon): 4,76 milioni, dal 2003 al 2010.
Emolumenti e compensi «di cui è emersa per larga misura l’inutilità, oltre che la sproporzione » sponsorizzazioni che hanno rappresentato «una ulteriore modalità di ingiustificato drenaggio» sempre a favore dei Ligresti e operazioni immobiliari possibili grazie ad «amministratori conniventi ». Ora la parola passa ai soci, cioè
per il 42% ad Unipol. In base agli accordi sulla manleva del giugno scorso, la compagnia bolognese non potrà votare l’azione di responsabilità contro i consiglieri e i sindaci del periodo 2007-2011 che non siano stati anche soci di Premafin fino a gennaio 2012. Il vincolo non vale per i Ligresti.
Sul versante sindacale, invece, è partita la trattativa con Unipol su esuberi e riorganizzazione post fusione con Fonsai. In una nota i sindacati denunciano «inaccettabili ricadute sulla vita di migliaia di famiglie».

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