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FonSai, arrestata la famiglia Ligresti

Arrestati perché a rischio fuga e per il pericolo di reiterazione dei reati, vista la «propensione manifestata dagli indagati nel violare principi di trasparenza nella gestione societaria pur di conseguire una propria utilità». Con queste motivazioni il gip della Procura di Torino Silvia Salvadori ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare a carico della famiglia Ligresti e degli ex vertici di Fondiaria Sai.
Agli arresti domiciliari Salvatore Ligresti, il cui legale, Gian Luigi Tizzoni, parla all’Adnkronos di «misure eccessive» e di un impianto accusatorio «fragile e con delle imprecisioni». «I miei figli non c’entrano – così si sarebbe rivolto ai finanzieri arrivati per notificargli l’ordinanza di custodia cautelare il patron di Fondiaria Sai – non hanno avuto il ruolo che gli attribuiscono in questa vicenda. Sono sicuro di poter dimostrare la nostra estraneità, la nostra innocenza». In carcere le figlie Jonella e Giulia Maria, come l’ex ad Emanuele Erbetta, sul quale ha pesato anche il rischio di “inquinamento” delle prove. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere non è stata notificata a Paolo Ligresti, che si trova in Svizzera. I suoi legali hanno diramato un comunicato stampa per chiarire che Paolo Ligresti prenderà posizione nelle opportune sedi e che «risiede in Svizzera dal 1996, è cittadino svizzero e non ha nessuna intenzione di lasciare il territorio svizzero dove ha il centro dei propri interessi e dove risiede da anni con la famiglia». Ai domiciliari anche Antonio Talarico e l’ex amministratore delegato Fausto Marchionni.
Falso in bilancio e manipolazione di mercato i reati contestati dalla Procura di Torino, nell’ambito dell’inchiesta in capo al Procuratore aggiunto Vittorio Nessi e al sostituto procuratore Marco Gianoglio: gli inquirenti hanno focalizzato l’attenzione sul “buco” da 538 milioni nella riserva sinistri, occultato nel bilancio 2010. Un meccanismo che ha poi generato false informazioni al mercato e conseguenze patrimoniali per almeno 12mila soci-risparmiatori, con un danno stimato in 300 milioni, corrispondente alla perdita di valore del titolo e alla distruzione dell’investimento per i soci che non erano stato in grado, in occasione dei due aumenti di capitale decisi tra il 2011 e il 2012, di sottoscrivere il secondo.
Sotto la lente degli inquirenti e del Nucleo di Polizia tributaria di Torino, il sistema di gestione di Fondiaria, «completamente piegato – come sottolinea il Procuratore Nessi – agli interessi della famiglia Ligresti». Secondo gli inquirenti, alla famiglia Ligresti, attraverso la holding di famiglia Premafin – su cui indaga la Procura di Milano – veniva garantito un flusso costante di risorse attraverso la distribuzione dei dividendi – 253 milioni fino al 2009, come ricostruito dagli inquirenti –, il riconoscimento di consulenze milionarie – per un totale di 40 milioni – e una serie di operazioni immobiliari del valore di 180 milioni. Sei, in totale, quelle principali individuate dagli inquirenti, tra le più note l’acquisizione della catena Atahotel. Un sistema di gestione della compagnia assicurativa in cui appare centrale il ruolo degli amministratori, dalla cui azione emerge, secondo la magistratura, una forte volontarietà nell’azione perseguita a favore degli interessi dei Ligresti.
Un secondo aspetto emerso riguarda il ruolo dell’autorità di vigilanza: per il Procuratore Nessi, l’intervento dell’Isvap (oggi Ivass) sulle anomalie emerse nel bilancio 2010 di Fondiaria Sai, relativamente alla sottostima dei sinistri, è stato «tardivo». Nonostante sia stata proprio una segnalazione dell’Isvap, sulla sottovalutazione dei sinistri, ad aprire la stada all’inchiesta della magistratura di Torino, accanto ad un allarme lanciato dal socio Amber, che denunciava l’inopportunità di alcune operazioni, in prevalenza di carattere immobiliare, volte a drenare risorse dalla società alla famiglia Ligresti.
L’effetto finale, ha ribadito il procuratore Nessi, è stata la perdita di credibilità della compagnia stessa e il danno danno a carico dei piccoli soci. Proprio il movimento consumatori, a partire da novembre scorso, aveva presentato esposti e querele per denunciare le ricadute della gestione Fondiaria Sai sui risparmiatori. Querele da cui è scaturito un filone d’indagine relativo al reato di infedeltà patrimoniale. E proprio a tutela degli interessi degli azionisti, non sono esclusi possibili interventi sui beni in capo alla famiglia Ligresti.
Tra le altre ipotesi di reato su cui sta indagando la Procura di Torino, anche il falso in prospetto, in riferimento alle notizie non corrette fornite al mercato in occasione delle operazioni di ricapitalizzazione della società per un valore di 450 milioni, effettuate nel 2011. Proprio l’ammontare del buco relativo ai sinistri, 538 milioni, come fanno notare gli inquirenti, di fatto esaurisce e supera l’ammontare del primo aumento di capitale, scaricato completamente sul mercato. Tanto da rendere poi necessario un ulteriore aumento da 1,1 miliardi di euro. In totale, sono oltre una decina gli indagati nell’inchiesta della procura di Torino, compresi i membri del comitato esecutivo di Fondiaria Sai che nel marzo 2011 hanno approvato il bilancio 2010.

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