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Fonsai a Unipol, finisce l’era Ligresti

MILANO — Per Fonsai finisce l’era Ligresti: il controllo è passato a Unipol. Ieri il gruppo bolognese ha sottoscritto l’aumento di capitale riservato di Premafin per 340 milioni diventando azionista con l’81% della holding, che a sua volta ha destinato la somma per partecipare pro quota con il 35,7% alla ricapitalizzazione di Fondiaria Sai. «Finalmente si può cominciare a lavorare per l’interesse industriale delle aziende e non per cavilli burocratico-legali», ha detto l’amministratore delegato di Unipol Carlo Cimbri dopo la firma per l’aumento. Adesso parte «la sfida per la creazione di un’unica grande compagnia assicurativa italiana».
La svolta ha avuto luogo nel primo pomeriggio, dopo che il consiglio Premafin ha deciso di procedere senza ulteriori rinvii: del resto oggi è la data finale prevista per l’operazione e per la convenzione con gli istituti creditori. Eppure il presidente Giulia Ligresti nel corso della riunione cominciata ieri intorno alle 11 ha provato in tutti i modi a far slittare l’aumento riservato a Unipol, facendo riferimento all’assemblea del 23 agosto convocata su richiesta del custode giudiziale del 20% sequestrato ai trust per l’eventuale revoca della delibera. Alla fine la sua mozione per la richiesta di proroga oltre il 20 luglio rivolta a Unipol e banche è stata messa ai voti (nonostante il board, dimissionario, avesse i poteri solo di ordinaria amministrazione) ma è stata bocciata a larga maggioranza. Il presidente a quel punto ha rimesso le deleghe che sono state assegnate al direttore generale Andrea Novarese e al consigliere Ernesto Vitiello.
Per il gruppo Fonsai termina dunque così, con un’ultima resistenza dell’azionista respinta dalla società, la gestione dei Ligresti. La famiglia in Premafin, già scesa al 30% dopo il fallimento di Sinergia-Imco, è destinata al ruolo di azionista finanziario con circa il 5,8%, mentre Vincent Bolloré scende dal 5 all’1% circa. Le quote in mano al custode e curatori fallimentari si diluiscono ciascuna al 3,8% circa. Percentuali destinate comunque a ridursi ulteriormente in sede di fusione fra Premafin, Fonsai, Milano e Unipol assicurazioni, quando i Ligresti scenderanno nel nuovo polo allo 0,2% circa.
Cimbri si è rivolto ai piccoli azionisti alle prese con gli aumenti di Unipol e Fonsai invitandoli a guardare al progetto industriale della fusione, accolto con «grandissimo interesse» dagli investitori internazionali incontrati nel road show e la cui validità «può essere valutata solo nel tempo». Perciò «non mi farei fuorviare dai saliscendi speculativi» dei prezzi di titoli e diritti. E su Sator e Palladio, soci con l’8% di Fonsai e autori di piani alternativi, ha detto: «Spero abbiano almeno i soldi per partecipare all’aumento. Il mio pensiero va ai sottoscrittori dei due fondi e a quanto speso per contrastare inutilmente questo progetto». Cimbri ha quindi auspicato le dimissioni del consiglio Fonsai (ieri, sulla base degli accordi Antitrust, hanno lasciato i tre amministratori designati da Unicredit) e sui manager della compagnia ha detto: «È prematuro capire quale sarà il loro ruolo. Dobbiamo conoscerli. Comunque Fonsai è ancora sul mercato dopo tutte le vicissitudini, quindi dispone di un management di qualità».
A questo punto, mentre proseguono gli aumenti di Unipol e Fonsai, il prossimo appuntamento per Premafin è con l’assemblea del 23 agosto. Per quell’assise occorre però il quorum del 50% del capitale, che non sarebbe raggiunto nel caso il voto di Unipol venisse «congelato».

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