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Fondo volontario sugli Npl di Cesena, Rimini e San Miniato

Il Fondo volontario non parteciperà alla ricapitalizzazione di Cassa di Risparmio di Cesena, Rimini e San Miniato. Ma potrà invece prendere parte al salvataggio delle tre casse regionali in difficoltà intervenendo, ad esempio, sul deconsolidamento dei crediti deteriorati.
È questo il profilo dell’operazione che sarebbe allo studio del braccio volontario del Fondo interbancario di tutela dei depositi. Ad escludere una partecipazione diretta nella ricapitalizzazione che si rende necessaria per riportare in equilibrio i ratio patrimoniali delle banche è lo stesso presidente del Fondo e dello schema volontario Salvatore Maccarone. «No, non ricapitalizzeremo perchè dovremmo avere il via libera della Bce», ha detto ieri Maccarone a Radiocor a margine di un convegno. Il fondo volontario ha oggi a disposizione circa 400 milioni dei 700 milioni iniziali. Troppo poco per pensare di rafforzare il patrimonio dei tre istituti, il cui fabbisogno di capitale finale peraltro è ancora in via di definizione con Banca d’Italia. Bce chiede infatti che gli azionisti abbiano una dotazione patrimoniale che superi in maniera rilevante il capitale richiesto così da garantire eventuali future richieste. Da qui la necessità di guardare ad altri investitori. In pole position per l’acquisizione rimane così Cariparma – Credit Agricole, che sta analizzando il dossier e si è dichiarata interessata per ora a Rimini e Cesena. «C’è un tavolo di dialogo con CariParma», ha confermato Maccarone che si attende una soluzione «entro poche settimane».
Tempi stretti, dunque, in cui si dovrà trovare la quadra di un complesso gioco ad incastri. Per definire il quantum del contributo che la banca guidata da Giampiero Maioli dovrà versare occorre anzitutto definire il valore degli Npl di CariCesena, oggi controllata al 95% dal Fondo. Le analisi e le trattative in vista della cartolarizzazione da un miliardo sono in corso, e solo una volta che il pricing dei crediti deteriorati sarà stato definito si potrà capire l’eventuale impatto sul capitale della banca. E, di conseguenza, si chiarirà la cifra a cui potrà essere valorizzata la partecipazione del Fondo, che nel frattempo, a valle di una nuova perizia, è stata svalutata da 280 a circa 210 milioni.
Diverso il quadro per Rimini e San Miniato, per cui gli approfondimenti di Banca d’Italia sono ancora in corso. A Rimini il fabbisogno complessivo potrebbe aggirarsi tra i 200 e 250 milioni, più del doppio di quanto pianificato lo scorso anno. Analoga, indicativamente, la necessità di capitale a San Miniato. In entrambi i casi, il Fondo volontario agirebbe in qualità di investitore sugli Npl, magari in abbinata con Atlante. Non è escluso che l’investimento del fondo volontario passi attraverso la partecipazione a un veicolo che rilevi i crediti deteriorati a prezzi più alti rispetto a quelli che i fondi specializzati in Npl sono oggi disposti a offrire.

Luca Davi

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