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«Fondo Ue sui depositi, intesa entro il 2019»

Nel tentativo di ridare slancio al dibattito sul futuro della zona euro, la Commissione europea presenterà domani un atteso rapporto sulle possibili linee di riforma dell’unione monetaria. Tra le proposte, a dieci anni dallo scoppio della crisi debitoria, vi è l’idea di creare safe asset, strumenti composti da titoli pubblici nazionali. Non sono obbligazioni europee (eurobond) in senso proprio, ma sarebbero – se mai vedranno la luce – un passo avanti verso la nascita di un debito pubblico europeo.
Il rapporto della Commissione europea – una di cinque relazioni annunciate in marzo sulla scia della clamorosa decisione britannica di lasciare l’Unione – si divide in tre parti: la prima è dedicata all’unione bancaria; la seconda all’unione di bilancio; e la terza alle diverse istituzioni europee e all’architettura comunitaria. Il tentativo è di mostrare nuovi possibili percorsi di integrazione tra i Paesi che condividono l’euro (si veda Il Sole 24 Ore del 2 marzo).
A proposito dell’unione bancaria, Bruxelles è dell’avviso che bisogna completarla al più presto. Due gli aspetti principali, ma anche molto controversi: l’assicurazione unica dei depositi bancari e il paracadute finanziario pubblico da addossare al Fondo europeo di risoluzione, finché questo non sarà completato con denaro privato. Nei due casi, la Commissione punta a un accordo tra i Paesi membri entro il 2019, per una entrata in vigore dell’assicurazione dei depositi entro il 2025.
Alcuni paesi – come la Germania o l’Olanda – insistono perché la condivisione dei costi giunga successivamente alla riduzione dei rischi. Sul secondo fronte, molto è stato fatto, e nuove misure sono attese nei prossimi mesi. Ciò detto, la Commissione sa perfettamente che nulla potrà essere finalizzato senza un controllo convincente dei rischi bancari. Da anni ormai, il nodo dell’assicurazione in solido dei depositi è sul tavolo del Consiglio e del Parlamento, con progressi limitati.
A proposito dell’unione bancaria, Bruxelles propone tra le altre cose la nascita di safe asset. Nei fatti sono strumenti finanziari che associano diverse obbligazioni pubbliche. A differenza di una obbligazione europea, questi strumenti avrebbero più emittenti, e non un solo emittente. L’obiettivo dei safe asset, titoli che richiedono ancora studi di fattibilità tecnica, è di migliorare l’integrazione finanziaria e di facilitare la diversificazione degli investimenti bancari.
Il secondo capitolo del rapporto riguarda il futuro della politica di bilancio. La Commissione europea intende illustrare nuovi possibili meccanismi di stabilizzazione economica. Tra questi vi sono l’idea italiana di sussidi alla disoccupazione e l’ipotesi di fondi d’emergenza (rainy day fund, in inglese). Per promuovere la convergenza tra le economie nazionali, l’esecutivo comunitario propone di rafforzare il legame tra l’adozione di riforme economiche e l’uso del bilancio europeo.
Il terzo capitolo, quello dedicato alle istituzioni europee, è dedicato al futuro del Meccanismo europeo di Stabilità (noto con l’acronimo Esm), che alcuni paesi vogliono vedere trasformato in Fondo monetario europeo, mentre altri credono che dovrebbe diventare un ministero delle Finanze dell’unione monetaria (si veda Il Sole 24 Ore del 24 maggio). Più concreta forse è la proposta di trasformare il commissario agli affari economici in presidente permanente dell’Eurogruppo.
Il rapporto comunitario, un documento di riflessione, è il risultato di un esercizio di equilibrismo tra la necessità di tenere conto delle idiosincrasie nazionali e l’urgenza di promuovere l’integrazione monetaria. Spiega un diplomatico: «Bisogna dare tempo al nuovo presidente francese Emmanuel Macron di iniziare le riforme francesi, propedeutiche a qualsiasi accordo con la Germania. In questo senso, mi aspetto una discussione sostanziale tra i leader sul futuro della zona euro solo in dicembre».

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