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Fondo strategico fuori da Generali E Banca d’Italia scende al 7%

Fondo strategico italiano e Banca d’Italia sono arrivati in fondo al percorso immaginato a fine 2012 (anzi con qualche mese di anticipo) secondo copione: Fsi ha concluso la vendita del pacchetto Generali che le era stato conferito da via Nazionale e questa a sua volta ha esercitato l’opzione di recedere dal 13% del capitale del Fondo, restandone azionista con il 7% del capitale ordinario.
La complessa operazione era stata messa in piedi quando la vigilanza sulle assicurazioni era passata all’Ivass, cioè a una struttura guidata dalla stessa Banca d’Italia. Per evitare potenziali conflitti di interesse, via Nazionale aveva conferito la partecipazione che aveva nel Leone di Trieste, pari al 4,482%, al Fondo strategico, ricevendone in cambio una quota di capitale pari al 20% (di cui il 13% privilegiato).
L’accordo prevedeva ancora che entro la fine del 2015 l’intera partecipazione in Generali fosse venduta da Fsi in maniera “ordinata”, per non creare tensioni sul titolo. E infatti il Fondo ha effettuato una vendita con il meccanismo dell’ accelerated
bookbuilding nel luglio scorso, per una quota pari all’1,9%: in quell’occasione i titoli furono venduti ad un prezzo per azione di 15,70 euro per un controvalore complessivo di 467,5 milioni (e una plusvalenza lorda di circa 90,4). Ma in precedenza, nel maggio 2014, il Fondo aveva concluso con varie controparti finanziarie una serie di contratti di copertura e prestito titoli sull’altro 2,6% in suo possesso.
Questi contratti da un punto di vista pratico erano una sorta di vendita a termine in quanto era prevista la possibilità, per il Fondo, di consegnare le azioni Generali a conclusione del periodo; opzione puntualmente esercitata a scadenza dei contratti medesimi. L’ultimo si è concluso appunto in questo mese con l’uscita di Fsi da Generali e dando il destro ieri a Bankitalia di esercitare a sua volta di diritto di recesso sul 13% di Fsi.
Via Nazionale otterrà il rimborso di queste azioni privilegiate ad un prezzo pari alla corrispondente quota di patrimonio netto del Fondo al 30 giugno prossimo. Il pagamento avverrà quindi nel corso del secondo semestre dell’anno. Quello che resta da capire è cosa succederà di quelle azioni privilegiate. La prima opzione è che gli altri soci – Cdp e per una quota minima Fintecna – esercitino il diritto di prelazione sulle azioni. Ma nulla è escluso al momento, dall’ingresso di un altro socio, alla riduzione del capitale del Fondo pro-quota, o ancora all’acquisto dei medesimi titoli da parte dello stesso Fsi, creandosi così un cuscinetto di azioniproprie.
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