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Fondo spese ad hoc per il caro-liti

di Antonio Ciccia 

La causa civile è un investimento. L'incremento del contributo unificato e cioè della somma che bisogna versare allo stato per iniziare una causa fa lievitare il fondo spese che bisogna preventivare per fruire del sistema giustizia. Peraltro il costo della singola controversia non contempla solo la voce del contributo unificato, dovendosi aggiungere una serie di altre poste: spese per la notificazione degli atti, diritti di copia degli atti, imposta di registro sulle sentenze. Anche il costo della mediazione, se non ha successo, diventa un costo aggiuntivo. Così come lo sono eventuali sanzioni per scelte processuali che si rivelano poco favorevoli (chiedere la sospensione di una sentenza di primo grado) o sanzioni per omissioni negli atti difensivi (mancata indicazione di pec e fax dell'avvocato).

Il cumulo degli oneri raggiunge cifre considerevoli e non solo per i processi di valore alto. Questo l'effetto combinato delle modifiche al testo unico delle spese di giustizia (dlgs 115/2002) apportate da vari decreti legge (decreto 78/2010 e 98/2011) e dalla legge di stabilità.

Proporre una domanda contro chi ci ha citati in giudizio costa, dunque, molto più di prima. E grazie al pacchetto giustizia contenuto nella legge di stabilità costerà molto di più proporre una domanda riconvenzionale. Per avanzare la quale si dovrà pagare il contributo unificato pieno, mentre fino a oggi versava solo una integrazione rispetto a quanto già versato dal suo avversario.

A bene vedere lo stato per una causa nella quale si propone una domanda riconvenzionale incassa due volte il contributo per la quota di valore comune alle due domande e in più incassa il contributo unificato per la parte eccedente.

Appello e Cassazione. Il contributo unificato per i giudizi di impugnazione è aumentato del 50% e quello per i giudizi in cassazione è aumentato del 100%. Questo per effetto dell'inserimento del comma 1 bis all'articolo 13 del Testo unico delle spese di giustizia (dpr 115/2002). Tra l'altro questi ulteriori aumenti si applicano su importi già aumentati. L'effetto combinato di questi aumenti porta a risultati eccezionali: se fino ad agosto 2010 per un appello su una causa di valore di 50 mila euro si pagavano 310 euro, dopo la legge di stabilità se ne devono pagare 675 e per la cassazione addirittura 900. Un innalzamento esponenziale che non pare giustificato dal fatto che ci si trova in differenti gradi di giudizio. Così come non appare ragionevole ritenere conforma alla costituzione disincentivare dal proporre impugnazioni. Se ci sono tre gradi di giudizi non è ragionevole tenere lontano con disincentivi economici i cittadini dal secondo e dal terzo grado.

Il risultato della legge di stabilità è che più si va avanti nei gradi di giudizio più si paga. Certo avere meno appelli avrà il significato di ridurre il carico e l'arretrato, ma si dubita che ciò sia compatibile con l'articolo 24 della costituzione. La novità dell'aumento del contributo unificato per secondo e terzo grado di giudizio ha efficacia anche alle controversie pendenti nelle quali il provvedimento impugnato sarà pubblicato o depositato successivamente alla entrata in vigore della legge di stabilità.

Domande riconvenzionali. Nel corso del processo civile in alcuni casi è ammesso che le parti modifichino la propria domanda o replichino alla domanda formulate contro di loro proponendo una domanda contro l'avversario (domanda riconvenzionale). La modifica della domanda e la domanda riconvenzionale possono aumentare il valore della causa, nel senso che si chiede, ad esempio, la condanna a pagare un importo maggiore di quello originario o maggiore di quello che reciprocamente ha chiesto il proprio avversario. Il valore della controversia è ovviamente la base di calcolo per determinare contributo unificato da versare. Per esempio la società X fa causa alla società Y chiedendo al giudice la condanna a pagare 100 mila euro, ma la società Y si difende, negando di dover pagare e anzi contrattacca e chiede un risarcimento del danno di 300 mila euro. La legge di stabilità aumenta il contributo dovuto per domande modificate e riconvenzionali. Nell'impianto originario del Testo Unico delle spese di giustizia, sviluppando l'esempio, la società X pagava il contributo dovuto per il valore di 100 mila euro (e quindi 660 euro) e che la società Y, a fronte della domanda riconvenzionale, dovesse integrare il contributo per la parte eccedente il valore di 100 mila euro (fino a coprire il contributo dovuto per il valore di 300 mila euro), pagando 396 euro (così da arrivare a 1056 euro, importo del contributo per le controversie di valore da 260 mila a 520 mila euro. Quindi in ogni caso la se la domanda riconvenzionale o modificata comportava un aumento del valore della causa, era dovuta solo un'integrazione per l'eccedenza. La legge di stabilità mantiene questa regola solo in un caso e cioè per la parte che per prima si costituisce in giudizio, che deposita il ricorso introduttivo, o che, nei processi esecutivi di espropriazione forzata, fa istanza per l'assegnazione o la vendita dei beni pignorati; fissa, invece, per le altre parti una regola più onerosa: le altre parti, quando modificano la domanda o propongono domanda riconvenzionale o formulano chiamata in causa o svolgono intervento autonomo, sono tenute a farne espressa dichiarazione e a procedere al contestuale pagamento di un autonomo contributo unificato, determinato in base al valore della domanda proposta. Nell'esempio la società Y deve pagare un contributo unificato di euro 1.056 per il valore di 300 mila euro (e non solo un'integrazione per la quota eccedente i 100 mila euro). In sostanza per quella causa il contributo per il valore di 100 mila euro è pagato due volte e in più si paga il differenziale per le cause di valore pari a 300 mila euro. Nel vecchio sistema lo stato incassava 1.056 euro, versati in parte dalla società X e in parte dalla società Y. Con il nuovo sistema lo stato incassa 1.716 euro.

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