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«Fondo sovrano con i privati per rafforzare le imprese»

Con 25 modifiche al cuore della relazione – le «indicazioni di carattere generale al governo per la stesura definitiva del Piano» – si arricchisce il documento della commissione Bilancio della Camera che oggi costituirà la base per il voto dell’Aula sul Recovery Plan. Dalla relazione è stato eliminato con il voto di ieri qualunque apprezzamento alla proposta di Piano esaminata, che, come sappiamo, è quella del governo Conte 2. Questo da una parte è un atto di realismo, visto che il governo Draghi cambierà il Piano e lo stesso Parlamento lo auspica; dall’altra è un modo per tenere insieme la nuova maggioranza segnando la discontinuità che chiedono Lega e Forza Italia.

Fra le più rilevanti ci sono anzitutto le due modifiche politiche sul rapporto governo-Parlamento: la Camera chiede un secondo passaggio parlamentare quando il nuovo Piano sarà scritto; nella fase attuativa, inoltre, chiede al governo relazioni quadrimestrali che potrebbero essere affidate anche a una commissione bicamerale appositamente costituita.

Si rafforzeranno – su richiesta di M5s e Pd – i controlli sul raggiungimento degli obiettivi ambientali sia per i livelli essenziali delle prestazioni tecniche ambientali sia con la dimostrazione «per ogni progetto e per le singole riforme» che si rispetti il principio del «do not significant harm».

Fra le modifiche più puntuali, quelle sulle semplificazioni: «dovrebbero essere snelliti gli adempimenti burocratici, anche di carattere digitale, richiesti alle imprese dalle pubbliche amministrazioni» e «dovrebbe essere introdotta una disciplina semplificata in materia di appalti applicabile ai progetti del Pnrr, salvaguardando, anche procedendo per fasi di attività costruttive, la continuità degli investimenti funzionali ai progetti la cui attuazione travalica il 2023 e il 2026». La «disciplina semplificata» elude uno dei temi politicamente più difficili, l’abolizione del codice appalti, ma va nella direzione di un forte snellimento.

Molte le richieste di riutilizzare per investimenti i fondi nazionali sostituiti da fondi Ue e quelle che propongono un raccordo con la programmazione Fsc, mentre un emendamento della Lega chiede che sia assicurata «la riassegnazione delle risorse alle amministrazioni dello stesso territorio che risultino più efficienti e virtuose». Ricorrente anche la richiesta di prevedere assunzioni per la pubblica amministrazione, anche quantificando (nel Def) la spesa corrente necessaria per far marciare il Pnrr.

La novità forse più interessante è però «la possibilità di istituire un Fondo Sovrano italiano pubblico-privato e Fondo dei Fondi, volto a favorire la patrimonializzazione delle imprese in cui possano confluire parte delle risorse del piano nazionale di ripresa e resilienza, oltre al risparmio privato fiscalmente incentivato». A proporlo il presidente della commissione di vigilanza sulla Cdp, Sestino Giacomoni (Forza Italia). «In questo modo – dice – si invita il governo a potenziare le nuove forme di incentivazione fiscale del risparmio, in analogia con quanto previsto per i piani individuali di risparmio (Pir), anche raddoppiando il tetto della somma massima investibile per persona fisica nei Pir ordinari. Due strumenti – conclude Giacomoni – attraverso i quali gli italiani possano investire non più sul debito del Paese ma sulla crescita».

Ma tutto il centrodestra ha chiesto un forte coinvolgimento dei privati e un’attenzione al tema del credito, «attraverso l’utilizzo di strumenti che favoriscano l’apporto del capitale privato ai fini del raggiungimento degli obiettivi del Piano, anche attraverso l’utilizzo del Project financing» (Fratelli d’Italia) e «un adeguato coinvolgimento di Bei e Cdp e delle banche del territorio per fornire linee di finanziamento agevolato alle microimprese supportandole nella transizione ecologica e digitale» (Lega).

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