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Fondo salva-Stati verso i 2 mila miliardi

BERLINO — C’è un piano segreto dei governi dei paesi membri dell’eurozona per prepararsi al peggio con un firewall, una muraglia di fuoco, ben più forte del previsto. Si discute per quadruplicare la disponibilità del nuovo fondo salva-Stati Esm (European stability mechanism) dagli attuali 500 miliardi di euro a oltre duemila miliardi. In tal modo, il fondo sarà pronto a ogni emergenza, anche — nello scenario del caso peggiore — a un intervento massiccio per salvare non economie piccole come Grecia, Irlanda o Portogallo bensì anche la Spagna o la stessa Italia. Lo ha annunciato Spiegel online, e il governo federale non smentisce. Ma per una simile misura sarà necessario un voto del Bundestag, il Parlamento tedesco. La notizia è emersa a poche ore dall’incontro di domani a Berlino tra la cancelliera federale Angela Merkel e il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi. Il piano per moltiplicare per quattro la liquidità dello Esm sarebbe visto con favore dal ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble. Anche perché prevede che il grosso dell’aumento di disponibilità venga fornito da investitori o sottoscrittori privati. I quali fornirebbero appunto la liquidità, assumendosi però soltanto in minima parte il rischio in caso di minaccia d’insolvenza degli Stati che potrebbero avere bisogno del soccorso. Contro il piano si levano obiezioni e resistenze di almeno un paese membro dell’eurozona: la Finlandia. La piccola ma modernissima e competitiva nazione nordeuropea, il cui governo vanta conti in regola ed è tradizionalmente schierato con i rigoristi, secondo Spiegel online osserva che un tale aumento della liquidità a disposizione dello Esm costituisce un tale intervento nella sostanza dei trattati che hanno dato vita al fondo, da rendere necessario un parere dei Parlamenti nazionali dell’eurozona. Anche la Corte costituzionale tedesca il 12 settembre, approvando lo Esm, ha però posto un limite di 190 miliardi alla quota della Germania. Sempre secondo il settimanale di Amburgo, una stima provvisoria della trojka (i negoziatori di Ue, Bce e Fmi) afferma che il buco nei conti pubblici di Atene è di circa 20 miliardi, cioè quasi il doppio rispetto al previsto.

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